La tomba di Enrico O.

Se su Google mettete le parole “castello” + “Stimigliano“, le prime ricorrenze sono annunci di vendita (qui e qui) di due porzioni importanti dello stesso castello, costruito nel XIV secolo e ampliato nel XVI secolo dal marchese Enrico Orsini, che è sepolto nella cappella gentilizia. Che è poi l’oggetto di questo post: gli annunci di vendita pare siano lì da un bel po’ (le pagine di Google sono quanto di più simile a una garanzia di “eternità” esista nel nostro mondo) ma dalle foto postate in essi la cappella non sembra versare in buone condizioni, anzi, a dire dalle foto, sembra stare in condizioni anche peggiori della unica volta che l’ho vista, qualche anno fa.

Passeggiavo per Stimigliano, vedo la porta del castello aperta e un signore che porta dentro della legna per l’inverno. Gli chiedo se si possa visitare l’interno, mi risponde un po’ brusco di no. Per me finisce lì. Continuo a camminare sulla strada principale del paese e arrivo al palazzo comunale. Faccio marcia indietro ma, quando arrivo all’altezza del portone del palazzo, lo stesso signore di prima, forse pentito per i modi un po’ bruschi con cui mi aveva congedato, mi fa segno con la mano di avvicinarmi. E mi dice: “Le faccio vedere una cosa bella”. E mi porta nella cappella. Opera degli Zuccari e della loro scuola, con i suoi affreschi e una grande produzione di stucchi, con le sue dimensioni ridotte è davvero un gioiello nascosto, una delle cose più belle che abbia visto in Sabina.

cappella orsini stimigliano

GTImageHandler.ashxSul pavimento, davanti all’altare, la tomba di Enrico, primo (e ultimo) marchese di Stimigliano, che la fece costruire e ingrandì e abbellì tutto il palazzo. Alle pareti tre affreschi, tra cui una “Fuga in Egitto”,che avrebbero proprio bisogno di un restauro urgente . Come gli altri le cui foto potete vedere negli annunci di vendita.

Non so se il castello sia stato venduto o meno. Né se gli affreschi siano stati restaurati (dubito alquanto). Capisco le difficoltà economiche in cui versano tutti i nostri enti locali. Ma mi domando come, in un’epoca in cui l’unica forma di attrattiva turistica che i vari Comuni sanno proporre sono le varie sagre di questo o quel piatto, tipico o meno (alla fin fine tutte uguali, occasioni solo per abbuffarsi) si possa lasciare andare in rovina un gioiello simile. Intorno al quale, facendo sistema e sinergia con le tante  altre bellezze artistiche di cui la Sabina è piena, si potrebbe provare a incentivare quel turismo di qualità di cui tanti si riempiono la bocca ma che continua a ignorare questa bella regione.

Scusate lo sfogo, ma quanno ce vo’…

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