Se la «e» è un «ma»

Stamattina, passeggiando con Fernando, che mi raccontava le colture della nostra valle tanto tempo fa (“qui c’era ‘na vigna che che facevano un vino bonissimo, qui c’avevano almeno dieci tipi di fichi diversi, qui c’era un’albero de pere che le faceva a fine maggio, piccole e dolcissime”) chiacchierando è risaltato fuori il proverbio che una volta mi accennò – e sul quale mi arrovellai per un po’ perché naturalmente me l’ero subito scordato – quel proverbio che dice: chi disegna e chi squadra. Il senso per me (e per Fernando) è chiaro: puoi sperare, sognare, programmare qualsiasi cosa per il tuo futuro; ma poi la natura, il destino, il Fato possono far sì che quello che hai messo in piedi non arrivi a buon fine (a volte, più banalmente, basta che un altro essere umano speri e decida cose diverse…). Insomma la «e» tra «chi disegna» e «chi squadra» andrebbe sostituita con un «ma»

Visione non ottimistica della vita, certo, ma anche realistica. Solo che cercando conferme sulla Rete ho trovato anche un’altra versione, molto più terra terra, in cui la «e» è davvero una «e». E cioè quella secondo cui in un gruppo funziona la divisione dei compiti: per cui c’è chi fa un progetto (chi disegna) e chi lo realizza (chi squadra).

giunoneMa girando sempre sulla rete, ho trovato una conferma “antica” alla tesi di Fernando e del sottoscritto, in un’opera teatrale scritta qualche secolo fa. Nella prima schermata che compare infatti avendo messo come parole di ricerca proprio quelle del proverbio, tra i primi risultati c’è il richiamo a una commedia seicentesca, che si intitola Scherno di Giove, overo li Dei mascharati, in cui Giunone all’inizio del secondo atto, in un monologo cui riflette sui tradimenti del marito, esordisce proprio così: “Chi disegna e chi squadra. Chi la pensa e chi l’hà pensata. Ben è stolto colui che dalli successi passati non sà rimediare alli presenti. Gabbar di novo Giunone? A fè a fè consorte mio, che per l’avvenire ti sarà difficile: e se non impari dallo scorno; che ti sono per far hora, mio danno”. E dunque Giunone – e l’autore Alessandro Benetti (della cui vita praticamente nulla si sa) – sono decisamente per il«ma». Un ma che però non origina da entità superiori (per quanto astratte) ma dall’esperienza di chi è stata/o gabbata/o. Giove può disegnare quello che vuole. Giunone, che ha imparato a sue spese la lezione, lo squadrerà.

P.S. Se Giunone sia riuscita davvero a “squadrare” Giove lo sa solo chi abbia letto o comunque leggerà l’opera. (Qui di seguito il link per i volonterosi…)

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