La vita. Poi la musica

kevin-ayers70s1Kevin Ayers era un genio. E io per quarant’anni l’ho bellamente ignorato.Sì, certo, sapevo che c’era e anche più o meno chi fosse. Ma forse l’aver fatto parte di una band che non ho mai amato particolarmente come i Soft Machine mi ci ha tenuto lontano. Oggi che l’ho scoperto (sentiti un paio di album degli anni 70 in mp3, ho appena ordinato un cofanetto di cd ad Amazon) e che ho capito che razza di musicista e di persona fosse, me lo gusto e me lo godo appieno. Lui nel frattempo, ahinoi, è passato a miglior vita qualche anno fa (nel 2013, a 68 anni – era nato nel 1944) a Montolieu, il paesino del Sud della Francia (un comune di 800 anime del Minervois, a pochi chilometri da Carcassonne) dove aveva scelto di vivere tanti anni prima.

Ribadisco: era un gran musicista e una gran persona. Frequentava la scena di Canterbury, e aveva iniziato a fare sul serio  suonando il basso nei Soft Machine, dove scriveva molto e cantava anche, insieme a Robert Wyatt, con la sua voce da baritono a far da contrasto ai falsetti del batterista. Poi però, dopo un estenuante tour negli Usa nel 1968, in cui i Soft Machine aprivano i concerti alla Jimi Hendrix Experience, Ayers si rese conto che quella vita stressante non faceva per lui e lasciò il gruppo – era uscito solo il primo album –, vendendo anche il basso a Noel Redding, e scegliendo di vivere nelle Baleari una vita più rilassata, accompagnato in questo, almeno all’inizio, da Daevid Allen, amico di lunga data e cofondatore dei Soft Machine e poi dei Gong altro gruppo psichedelico-dadaista legato alla scena di Canterbury.

Dopo l’esperienza Soft Machine, Ayers scelse una carriera da solista, con una serie di album uno più bello dell’altro tra la fine degli anni 60 e la prima metà dei 70. Tra questi, i due che già conosco e amo: Whatevershebringwesing, del 1972, e Bananamour, dell’anno dopo. Due album più “poppeggianti”, ma con improvvise aperture psichedeliche quasi pinkfloydiane (ma spesso ironiche, un po’ a “presa in giro”: Ayers amava molto Syd Barrett, con il quale aveva collaborato per il suo – di Ayers – primo album solista, ma forse non amava altrettanto Roger Waters, che non ha mai avuto nell’ironia la sua dote migliore…), con canzoni assai belle, cantate con la sua voce inimitabile, riccamente arrangiate e ben suonate, alle quali lavoravano tutti suoi vecchi colleghi più qualche giovane emergente: uno fra tutti, Mike Oldfield, che, l’anno dopo l’uscita di Whatevershebringswesing, avrebbe fatto uscire, a vent’anni, quel Tubular Bells che lo consacrò immediatamente a mito rock.

Album tutti da ascoltare più volte, quelli di Kevin Ayers, per scoprire ogni volta qualche cosa di nuovo. Con influssi anche “Kinksiani”, testimoniati dalla sua inimitabile capacità di non prendersi mai troppo sul serio. “One of his essential charms and most aggravating limitations” scrive Richie Unterberger su Allmusic. Sui “charms” sono d’accordo. Sulle “limitations” un po’ di meno (ma è solo la mia opinione). Amava la musica, non c’è dubbio. Ma amava più la vita…

Per chiudere, due o tre link, non di più, tanto per un assaggio (ma una volta arrivati su YouTube c’è solo da scegliere: non perdete quella che dà il titolo all’album Whatevershebringswesing…). La prima canzone è Oh wot a dream, dedicata proprio all’amico Syd Barrett. Un piccolo gioiello. La seconda, non da meno, è May I? , con un giovanissimo Mike Oldfield al basso. Buon ascolto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...