Nel mare di Solaris

Questa scena di Solaris è impressa nella mia memoria da sempre. Da quando cioè negli anni 70 vidi il film di Tarkovskij restandone catturato nel profondo.

Non ho letto il romanzo di Stanislaw Lem e non so quanto fedele o meno sia stato il regista russo allo scrittore polacco. Ma questa storia del mare di Solaris che materializza i sensi di colpa degli astronauti, dando loro in qualche modo una seconda crudele chance di rivivere  la propria vita rimediando ai propri errori, mi era sembrata geniale. Così come lo stile di Tarkovskij, il suo modo di raccontare, con quei ritmi lenti e la capacità mai vista prima di far vedere la natura.

Alla fine della (ri)storia d’amore con la moglie (o con la creatura che è identica a sua moglie ma è un’emanazione del mare di Solaris che si nutre dei suoi ricordi ed è formata non di atomi ma di neutrini) il protagonista decide di tornare sulla terra. Ma la telecamera che sale lentamente verso l’alto ci dice che la realtà è un’altra…

3 thoughts on “Nel mare di Solaris

      • E’ questo il bello degli anni 70: ce n’era per tutti i gusti. E soprattutto si cercava di proporre qualcosa di nuovo, invece di rimasticare roba vecchia come si fa oggi. In un panorama cinematografico strapieno di sequel, prequel, reboot, remake eccetera, proporre una sceneggiatura originale viene presentato come un atto di coraggio, quando invece fino a non molto tempo fa era l’assoluta normalità. Ma il pubblico ne ha le scatole piene di questo continuo rimasticare: i flop di Robocop e Point Break lo provano molto chiaramente. Quando i produttori recepiranno il messaggio, magari torneremo al clima di novità e di sperimentazione continua che c’era prima. Grazie per la risposta!🙂

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