A Bocchignano poesia e musica

Se c’è una cosa che non amo sono le sagre. A qualunque cibo si intitolino, sono tutte uguali, di solito. Gran folla, file alle casse e a dove si ritira la roba da mangiare, di solito anche qualità non proprio eccelsa di ciò che si ritira (e del resto per grandi masse è difficile dare il meglio). Di contro, ci sono i paesi che riprendono vita, un discreto tasso alcolico nell’aria, risate cazzate e simpatia a volontà. Il che non è male, lo deve ammettere anche un misantropo (potenziale) come me.

Ma il Festival della Poesia a Bocchignano, con i suoi versi extra-vaganti, per fortuna non era una sagra. Mancavano i presupposti: il cibo era un accompagnamento, non il solista. E quindi è stata una serata carina, senza folle strabocchevoli. E la bellezza del borgo medievale ha contribuito non poco all’atmosfera rilassata.

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L’ingresso a Bocchignano. Con la porta e la chiesa

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Piazza Pollarola

Rispetto al programma, la seconda sera (quella cui siamo andati) i reading, invece di essere sparsi in varie piazzette, sono stati concentrati nella Piazza d’Armi, quella in cima  al paese. In giro c’era un po’ di musica, e, in una cantina dalle belle volte medievali si prendeva qualcosa (di buono) da mangiare: salumi  e formaggi locali, pane e pizza fatti con ottime farine bio della Sabina, una gustosa panzanella, prosciutto e melone, vini sfusi anch’essi locali (niente d’eclatante, ma si lasciavano bere). Sui reading, più di tanto non so dire, non sono un critico. Ne abbiamo ascoltati solo alcuni e (senza fare nomi) non è che mi abbiano esaltato: non so se la poesia ci guadagni a essere letta ad alta voce, anche se dagli autori, che spesso non sono abituati a farlo e non sanno che toni scegliere (magari sbagliandoli). Tra gli autori che abbiamo sentito mi è piaciuta Annelise Alleva: più che per la lettura, comunque abbastanza asciutta ed efficace, per la scrittura. È l’unica che mi abbia fatto venire la voglia di approfondire i suoi testi.

Della musica ho accennato. A Piazza Piazzetta (nome delizioso, e non credo sia dedicata al grande pittore veneto del Settecento…) ci siamo fermati ad ascoltare un simpatico trio, i Jazz Friends (chitarra ritmica, chitarra solista e trombone), che eseguivano standard immortali in versioni accattivanti.

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I Jazz Friends a Piazza Piazzetta

In Piazza d’Armi, prima dei reading, abbiamo sentito parte del set degli Wah-Wah (voce, chitarra e armonica) in riletture efficaci di classici del blues.

La chiosa finale per un poeta che, lui sì, ci guadagnava a essere ascoltato. Ci avevano detto che in Piazza Belvedere c’era altra musica. Quando siamo arrivati la musica era finita e stava per iniziare il reading (meglio: ‘a lettura) di Zefferino Colletti, classe 1930. Stimolato dalla figlia ha letto alcune sue poesie in romanesco deliziose. Sonetti, stanze e brevi composizioni nelle quali dipingeva un mondo che non c’è più e che però riviveva davanti a noi nelle sue parole. La ciliegina sulla torta. 

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