Questione di prospettive

C’è un termine che va di moda: downshifting. Che viene tradotto con semplicità volontaria, concetto che mi sembra abbia a che fare con la decrescita felice, a livello personale s’intende, e che potremmo tradurre semplicemente anche come ridimensionamento, nel senso di dare una “nuova dimensione” alle proprie aspettative, riducendo i consumi e riorientando i bisogni (spesso indotti dall’esterno).

Ci sono molti modi di fare downshifting. Mia nipote mi raccontava di una persona che ha conosciuto negli Usa, che, rimasta sola dopo la morte di un marito ricco ricco ricco – e non essendo per questo certo diventata povera –, ha venduto la sua villa da X milioni di dollari per comprarne un’altra più piccola, da X/3 milioni di dollari. A suo modo un ridimensionamento – anche se a livelli che nessuno, tra quelli che conosco, potrebbe permettersi. Ma tutto sommato è una questione di prospettive.

In fondo anche quello che abbiamo fatto noi è stato un ridimensionamento. Passando da questo

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a questo.

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Dal Tevere che corre maestoso verso le arcate di Ponte Sisto con migliaia e migliaia di metri cubi d’acqua all’ora, ai 72 metri cubi d’acqua in continuo ricircolo della nostra piscina (aperta solo tre mesi e mezzo l’anno). Che si fa in sei-sette bracciate e che d’estate ci consente di fare vacanza restando a casa.

Scherzi a parte, è stato un bel cambiamento passare dalla vita un po’ frenetica ma ricca di stimoli e di appuntamenti della capitale alla calma e al tempo lento di una valle (“appartata ma non troppo”) dove piano piano ci siamo abituati a capire e a seguire i ritmi della natura.

Non è stata una scelta facilissima. È stata una scommessa, che credo abbiamo vinto. Ci aveva detto un amico: se volete andare a vivere in campagna, fatelo prima della pensione, perché poi è più difficile. Aveva ragione. Ma anche lavorare per dieci anni a Roma vivendo a 50 chilometri e rotti non è stato un gioco da ragazzi (soprattutto per chi come me dai trent’anni in poi si era abituato a vivere in centro). Ma come dicevo è una questione di prospettive. E di aspettative. Non so – non posso dire – come la penserò da qui a dieci-quindici anni, quando l’età peserà certo di più e bisognerà adattarsi a una nuova dimensione di vita – qui o altrove –. Ma per adesso questa è la dimensione perfetta.

2 thoughts on “Questione di prospettive

  1. A PROPOSITO DI RITMI DELLA NATURA, QUANDO STAVO IN AFFITTO A PISCIARELLI GLI ABITANTI DEL BORGO MI DICEVANO CHE LI’ SI POTEVANO MISURARE LE STAGIONI (QUANDO CADEVANO LE CASTAGNE, QUANDO SI RACCOGLIEVANO LE MORE, ETC). COSA CHE IN CITTA’ E’ VELATO (E NON SOLO DALLO SMOG).

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