Je me souviens

Strana cosa la memoria, i ricordi che vengono risvegliati da uno stimolo, da qualcosa che  bussa improvvisa al cuore e al cervello allo stesso tempo. Per alcuni è un pasticcino al sapore di mandorla, per altri un profumo, la vista di un quadro o di una foto, una canzone, un brano musicale, la scena di un film.

Oggi per me l’evento scatenante è stato (non ridete, vi prego…) un sandwich. Stavo andando da Digicad a ritirare alcune foto pannellate, ho preso il 2 a Ponte Milvio e sono sceso su via Flaminia all’angolo di via Fracassini. Lì c’è un bar dal cognome famoso dove ero stato qualche giorno fa e avevo visto che ci lavorava un signore che, da ragazzo, faceva il garzone nel bar della Cgil a Corso d’Italia, roba di 30-35 anni fa, comunque: era un ragazzone, oggi è un omone; allora aveva una zazzera riccioluta, oggi è come me, con la fronte ingiustamente alta…

Sceso dal tram, entro nel bar e prendo un caffè. Poi l’occhio mi cade (non ridete, vi prego…) sulla vetrina vicino alla cassa in cui fanno bella mostra di sé supplì, arancini,

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crocchette, tramezzini, medaglioni e, appunto un paio di sandwich che mi lasciano quasi senza respiro.

paniniAll’improvviso infatti mi sento catapultato indietro di trenta, quaranta, cinquant’anni. È uno strano tipo di ricordo: vivissimo ma non inquadrabile in un periodo preciso. Io sono sempre stato un fan accanito dei tramezzini (quelli che fanno a Roma, perché come li fanno a Roma non li fanno da nessun’altra parte, che io sappia…) ma da very giovane mi piacevano anche i sandwich fatti con il pane degli hot dog, aperto a metà e ripieno della qualunque. Meglio se anche con la maionese.

Come quelli di oggi, che erano ai gamberetti. Un tripudio di gamberetti galleggianti nella maionese: qualcosa di putridamente irresistibile, come direbbe la zia Robby. Ho cercato di ricordare il dove e il quando, di mettere più a fuoco il ricordo, ma non ci sono riuscito. Paradossalmente era proprio la forza della sensazione che inibiva la  maggior precisione. Ho bevuto il caffè e sono uscito.

Ma come, dirà qualcuno, un ricordo così forte e non provi a rinfrescarlo con il sandwich esso stesso, proprio lui lì, quello che ti guarda da dietro il vetro e ti dice mangiami? E qualcun altro gli risponderà: ma no, ha fatto bene. Se il ricordo di quello di ieri era così forte, il sapore di quello d’oggi l’avrebbe sicuramente deluso.

P.S. In realtà non ho proprio pensato di prenderne uno. Passando da Passo Corese per prendere l’autostrada, mi ero fermato alla mia pizza al taglio preferita e mi ero regalato un pezzetto di pizza bianca, aperto e farcito con prosciutto, stracchino e rughetta (con tanto di spennellata d’olio sopra), che mi aveva deliziato oltremisura e anche saziato.
Se no, mi sa che, nonostante i baffi, non avrei resistito a quel mare di maionese e gamberetti…

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