L’infarto mi dona

DSC_5939Ho visto oggi per la prima volta le foto del 12 aprile 2009 (qui sopra, Giulia, Orsetta e il sottoscritto). Quel giorno, era la domenica di Pasqua, avevamo a pranzo tutta la famiglia. Quello stesso giorno, in tarda mattinata, pelando le patate, sentii un senso di oppressione al petto e un formicolio al braccio sinistro, in particolare alle due ultime dita (anulare e mignolo) della mano sinistra. Finito il lavoro, mollai la compagnia, scesi nel mio studio, cercai su internet i sintomi dell’infarto e vidi che erano proprio quelli (anche se dolore vero non ne avevo). Ricordo che mi misi in poltrona e, dopo una mezz’oretta abbondante, sentendomi bene, risalii. Evidentemente non era un infarto, pensai. Anche se poi, a un certo punto, dissi a Daniela: “Prima avete rischiato di perdermi, devo avere avuto un infarto, ma adesso sto bene”.

La domenica passò tranquilla, non mi risparmiai nulla a tavola (non ricordo il menu, ricordo però che mangiai e bevvi tanto), nel pomeriggio andammo in terrazza, a chiacchierare e smaltire. Ogni tanto sentivo qualcosa al petto (come la mattina ma meno) ma non ci detti peso più di tanto. E del resto le foto non raccontano di una persona sofferente…

DSC_5953DSC_5951Una volta rimasti soli, però, Daniela, che non era affatto convinta del mio minimizzare, mi portò prima alla guardia medica e poi al Pronto Soccorso di Rieti, dove, dopo cinque ore e più esami degli enzimi, all’ultimo esame la dottoressa potè finalmente dirmi, non senza una certa soddisfazione, che era meglio che mi sdraiassi perché avevo un infarto in corso. Un “infartino”, in realtà, come fu chiaro poi con la coronarografia e con il decorso della malattia.

Ma a quel punto della notte, mentre la dottoressa gongolava nel darmi la brutta notizia, mi era venuta davvero paura e quasi quasi mi veniva un infarto vero. Per fortuna che ho un cuore sano, come ha detto la cardiologa all’ultimo controllo…

4 thoughts on “L’infarto mi dona

  1. cuore, cuore, cuore per dirti che ti vogliamo bene e che abbiamo resistito anche noi all’infarto, e non “infartino”, che quella volta ci hai fatto prendere a noi tutti

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