Al servizio di Sua Maestà, la Musica

Wolfgang Sawallisch

Wolfgang Sawallisch

Leggo oggi della scomparsa di Wolfgang Sawallisch, direttore d’orchestra e pianista, che ho visto e sentito più volte nella mia vita. Sawallisch era un appuntamento fisso a Santa Cecilia ed era molto amato dal pubblico. Io non sono un esperto: ho solo sentito molta musica nella mia vita e accompagnato per anni mio padre il lunedì sera a Via della Conciliazione, con il secondo biglietto dell’abbonamento, rimasto orfano, anche lui, dopo la morte di mia madre; ma Sawallisch mi è sempre piaciuto molto per l’aspetto che molti amici musicofili gli riproveravano: la mancanza di quel tocco interpretativo in più, quel porsi come tramite tra l’autore e l’ascoltatore cercando quasi di annullarsi nella musica. Se penso a Pretre, penso al Debussy di Pretre, se penso a Kleiber, penso alla Settima (di Beethoven) di Kleiber. Se penso a Sawallisch che suona Beethoven, penso a Beethoven. E questo per me è un complimento.

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Fischer -Dieskau e Sawallisch sulla copertina di un disco

Ma se penso a Sawallisch penso soprattutto a una sera incredibile alla Scala di Milano, (guardando su Internet ho visto che era il 17 febbraio del 1980: è stata una serata incredibile per tutti quelli che c’erano, non solo per me) quando il maestro  accompagnò al pianoforte Dietrich Fischer-Dieskau nella Winterreise di Schubert. Di quella sera ricordo il silenzio assoluto e l’emozione che montava lungo i 24 lieder del ciclo, ricordo il nostro palco di prima fila abbastanza centrale (postazione splendida di cui ancora ringrazio l’amico Michele S. che fece la fila per averla), ricordo il minuto o poco meno di silenzio quando si spense l’ultima nota. E l’applauso interminabile, le tante chiamate agli artisti, le richieste di bis giustamente lasciate cadere, il viso di Michele che piangeva in silenzio spellandosi le mani, le sensazione di aver vissuto un momento unico. Certo, il merito era molto del grande baritono tedesco, della sua incredibile voce e della sua ancor più incredibile arte. Ma il merito era anche di quel grande pianista, di quel grande musicista che come sempre quasi si annullava nella perfezione del suo accompagnamento.

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