Dopo tre settimane di cucina di clinica (ci si abitua a tutto, nella vita: ci si abitua anche alla pasta scotta e alla verdura lessa con formaggetto fresco; senza contare che poi si dimagrisce pure…); dopo tre settimane così (quattro, in realtà, contando anche quella d’ospedale) tornare a casa è bello anche per quello che decidi di mangiare. E di bere.
Come le fettuccine (fatte in casa al momento) con zucca e funghi secchi (gli ottimi porcini calabresi di Calabria.doc) che Daniela mi ha regalato ieri. Veramente ottime.
Accompagnate da un Granato di Foradori del 2007. Anche questo fantastico: color rubino, denso e quasi impenetrabile. Come al naso e in bocca all’inizio. Una sfida da cui comunque esci vincitore, anche se ti mancano le parole per dirlo. Un grande, grandissimo Teroldego Rotaliano. Un vero campione della tipicità e del terroir.

Se poi a chiudere il tutto c’è una tartina (in verità una tartona, anzi due) con pane alle olive ben tostato e un incredibile gorgonzola ai mirtilli gentile omaggio di mio fratello (e preso come sempre dal suo pusher Fabio al mercato della Serpentara), gorgonzola

lasciato fuori dal frigo per qualche ora ad ammorbidirsi, beh, allora si capisce ET quando, con l’indicione puntato verso il cielo e con la sua voce roca, diceva: “Casa”.