Sono rimasti in tre

Ragù oggi sul Qubo, aspettando l'arrivo di Anna Maria

Ragù oggi sul Qubo, aspettando l’arrivo di Anna Maria

E alla fine sono rimasti in tre: Fausto, Chicca e Orsetta. Oggi ho portato Ragù in via definitiva da mia sorella Anna Maria a Collevecchio. Ormai era decisamente ingestibile, almeno da parte nostra. Usciva come voleva dal recinto della notte, quello che divideva con Fausto e Orsetta, esibendosi come una scimmia in scalate sulla rete assolutamente incredibili (incurante dei danni che si autoinfliggeva alle zampe in queste imprese), tanto che ormai alla fine lo lasciavamo fuori. Ma a maggior ragione per lui la recinzione più grande non rappresentava un problema, e così durante la notte emigrava dai vicini, dove saltava anche lì cancelli e recinti per insediarsi nella cuccia (collettiva) dei loro canetti (che gli stava peraltro stretta) cacciandoli senza problemi e pensando in cuor suo di farsi perdonare con uno dei quei suoi sguardi da magnifico mascalzone.

L’altro giorno – all’ennesima fuga, guardando la mia stampella e sentendomi più impotente che mai – non gliel’ho fatta più e ho chiamato mia sorella chiedendole se conosceva un qualche posto dove l’avrebbero preso, a pagamento s’intende. Mi ha richiamato dopo un po’, dopo aver sentito la sua socia, dicendomi che se proprio non gliela facevamo più a tenerlo con noi, lo avrebbe preso lei. Lo avrebbe messo in uno spazio, ampio e ben recintato, in cui era già stato; nel frattempo avrebbe iniziato la pratica per una possibile adozione. Sono stato contento e insieme mi sono sentito male.

La cosa diventava possibile, vera, concreta. La vita avrebbe potuto riprendere un ritmo normale, quello spezzato dal suo arrivo due anni fa. Fausto avrebbe potuto passare gli ultimi mesi della sua vita senza essere vessato da quel giovane attaccabrighe bianco. E anche noi avremmo potuto rifiatare, senza strategie troppo complicate per farli mangiare o per uscire di casa senza che uscisse dal cancello. Ma insieme già mi mancava: due anni non sono pochi e nei confronti di Ragù tutto è possibile tranne l’indifferenza. Senza contare il senso di fallimento che questa vicenda mi butta addosso. Lo so che per qualcuno potrà sembrare strano o forse esagerato. Ma a quel cane ho voluto e voglio bene, da quando lo trovammo malnutrito e solo per la strada vicino alla centrale e lo facemmo entrare nel nostro terreno e nella nostra vita. Oggi rinunciare a lui è una sconfitta.

Onestamente però la situazione non era più gestibile per noi e così, con la compagnia di mio fratello, stamattina ho preso il coraggio a quattro mani, l’ho fatto salire in macchina e l’ho portato da Anna Maria. Mi sono sentito una merdaccia e aveva un bel consolarmi Angelo che non dovevo pensare solo a quest’ultimo episodio, ma alla storia nella sua interezza, dal Ragù abbandonato alla centrale a quello che oggi cambiava di nuovo vita. È vero, lo so, ma non è che mi faccia sentire molto meglio. Passerà. Passa tutto. Figuriamoci se non lo so. Ma ci vuole tempo.

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