Vorrei fuggire a Rangiroa

Ci sono luoghi che già nel nome ti ispirano l’alterità, la fuga, il viaggio, magari senza ritorno.

Per me Rangiroa, l’atollo polinesiano a un’ora d’aereo da Tahiti, uno dei più grandi del mondo, quello che al suo interno ha la laguna blu, è uno di questi. Un luogo, insomma, che già dal nome (che pare voglia dire “il lungo cielo”) ispira “lusso, calma e voluttà”, come scriveva il poeta…

Di Rangiroa non ho esperienze diretta (ancora). Tanti anni anni fa neppure sapevo che esistesse  e se mi aveste chiesto il nome di un’isola che finiva per “roa” avrei risposto Mururoa, ma solo perché sapevo che c’erano stati dei test nucleari e perché ne usavo il nome per spiegare la doppia cicatrice che avevo all’anca destra per i postumi dell’operazione fatta da piccolo (la mia frase tipica quando qualcuno mi chiedeva che cosa avessi avuto era: “uno squalo al largo di Mururoa”. Ebbene sì, ho detto anche questo…)

Poi un giorno mi arriva un messaggio da mio cugino Marco (non ricordo se una lettera o una telefonata, ancora non c’erano né email né sms) che mi chiedeva se potevo andare a prendere lui e la sua ragazza a Fiumicino al ritorno da un lungo viaggio. I ricordi sono sfocati su anno e mese (ma doveva essere la fine dell’inverno – febbraio, marzo – di un anno della seconda metà degli anni settanta) ma vividissime sono le immagini di quell’incontro. Aspettavo fuori dell’uscita dei voli internazionali, tra gente in cappotto e nuvolette di fiato dalla bocca (forse esagero un po’ ma è per dare l’idea), quando ecco apparire una visione: due giovani semidei, vestiti con improbabili short di blue jeans, alti, belli e abbronzati fino all’inverosimile (avete presente quando è “nero” anche lo spazio tra le dita della mano?) che mi fanno cenno con le mani e poi baci e abbracci e via verso l’automobile. E poi il racconto di quel posto incredibile, con questa lunghissima lingua di sabbia su cui fare interminabili passeggiate al tramonto, con la laguna dalle acque cristalline, con i bagni tra gli squali che non ti si filano per niente, visto che da mangiare hanno in abbondanza. Insomma, credo di aver reso l’idea.

Deve essere stato in quell’occasione che ho capito nel profondo Montale quando, nella chiusa della poesia “Falsetto”, si autodefinisce, rispetto alla ventenne Esterina che si tuffa tra le onde del mare, come uno di quelli “della razza che rimane a terra”. E Rangiroa resterà probabilmente un sogno.

9 pensieri su “Vorrei fuggire a Rangiroa

  1. rangiroa sembra una parola scritta al rovescio ma anche uno di quei giochi della settimana enigmistica in cui devi rintracciare due parole (rana e giro) o anagrammare (arginato cioè colui che costruisce gli argini)…comunque deve essere un bel posto

  2. Era il 1982. Ci sistemammo nei bungalow più economici dell’atollo, presso la famiglia Farea. (Ricordo ancora il cognome.) Di notte non era raro trovare dei topolini che ci camminavano addosso; era veramente una sistemazione alla buona, ma era il paradiso. La sera la signora Farea, gradevole vecchia grassissima, ci serviva pesce in umido accompagnato dai frutti dell’albero del pane e ci teneva corsi di mitologia locale in francese. Di giorno suo figlio Taruja ci portava in barca nel lagon blue, il posto più bello del mondo. Facevamo davvero il bagno con gli squali e mangiavamo pesce crudo con latte di cocco, limone e cipolla; un piatto che ho continuato a fare spesso (anche se il gusto di quello consumato là resta irrecuperabile), e del quale ho ritrovato una variante anche a Lima, in Perù, sotto il nome di “cebiche”.

  3. L’ha ribloggato su enricogalantinie ha commentato:

    Uno degli scopi di un blog è accumulare memorie, per quando la memoria sarà un po’ meno vispa. Da quando ho iniziato a oggi la memoria è già molto meno vispa. Anche se ogni spesso lancia dei dardi improvvisi che si conficcano da qualche parte vicino al cuore. La storia di Marco, cugino/fratello di Bologna, che torna dalla Polinesia, dall’atollo rotondo anche nel nome, non la dimenticherò nemmeno quando l’Alzheimer avrà lanciato il su attacco finale. Magari sbaglierò ancora di più gli anni, ma la visione di lui e di Monica a Fiumicino è di quelle indelebili…

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