Sic transit gloria mundi

Avevo raccontato solo pochi giorni fa di un manipolo di altri piccoli samurai che preparavano mosse di karate contro possibili nemici. Devo annunciare che un attacco proditorio di forze soverchianti ha decimato gli agli, i prodi agli. Le spoglie di quello che fu un manipolo di (possibili) eroi giacciono in una carriola assieme ad altre vittime della stessa guerra: un plotone di patate che aspettavano nascoste sotto terra l’inizio del conflitto; anch’esse sterminate senza pietà alcuna e anch’esse esposte al pubblico nella stessa carriola funebre.

Comincia già a circolare, comunque, una visione salvifica del sacrificio degli altri piccoli samurai: la loro morte, secondo alcune interpretazioni, servirà a rendere più forte il sapore della vita di altre esistenze. C’è da scommettere sul fiorire di aneddoti sui “35 della Capra riccia”, come già su alcuni siti vengono nomati.

E che fine hanno fatto gli altri tanti piccoli samurai di cui vi avevamo parlato ancora prima? Anche qui la vita non sta ferma ed è in corso una trasformazione. Tra le schiere degli agapanti spuntano i primi cappelli viola e i cavalieri giapponesi, come per magia, si trasformano in guerrieri maya (o aztechi). In questo momento siamo dunque in una di quelle fasi in cui il mito è fluido, e nello stesso racconto convivono realtà diverse (una della fasi che personalmente amo di più).

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