Con me la mia faccia la mia pancia

Leggo in un post del mio amico e collega Stefano I. che è morto Elio Pagliarani. Guardo su repubblica.it e vedo che aveva 85 anni. Stavo rileggendo in questi giorni – stava sul mio comodino – “Lezione di fisica e fecaloro”, quel buffo libro lungo lungo e rosso in copertina targato Feltrinelli (prima edizione: marzo 1968), quello che poi si legge in orizzontale come se fosse un calendario da tavolo.

Riporto come omaggio a E.P. qualche verso (il finale di “Lezione di fisica”)

“Ma cosa credi che non sia stufo anch’io di coabitare
con me la mia faccia la mia pancia
anche in noi c’è dentro la voglia
di riassuefarci alla gioia, affermare la vita col canto

e invece non ci basta nemmeno dire no che salva solo l’anima
ci tocca vivere il no misurarlo coinvolgerlo in azione e tentazione
perché l’opposizione agisca da opposizione e abbia i suoi testimoni”

molto attuale, non c’è che dire. Profetico, quasi.

Elio Pagliarani

E ancora, l’attacco di “Oggetti e argomenti per una disperazione”, dedicata a un altro “novissimo”, Alfredo Giuliani.

“Che sappiamo noi oggi della morte
nostra, privata, poeta?
Poeta è una parola che non uso
di solito, ma occorre questa volta perché
respinti tutti i tipi di preti a consolarci non è ai poeti che tocca dichiararsi
sulla nostra morte, ora, della morte illuminarci?”

Serio, no? Ma poche righe più in basso

“Faccio una pausa
rileggo questo inizio non è male mi frego le mani
dove c’è un inizio di reumatismo stagionale…”

Ho amato Pagliarani. Mi dispiace sia morto. Ma la sua poesia sta qui, non ci abbandona.

Un pensiero su “Con me la mia faccia la mia pancia

  1. L’ha ribloggato su enricogalantinie ha commentato:

    Ho l’abitudine, ogni spesso, di riguardare i post scritti nella data del giorno ma qualche anno prima. Ho scoperto così che sono passati sette anni da quando è morto P. Quel «buffo libro lungo lungo e rosso in copertina targato Feltrinelli (prima edizione: marzo 1968), quello che poi si legge in orizzontale come se fosse un calendario da tavolo» sta sempre sul comodino o nelle vicinanze. E la sua poesia è sempre attuale. Troppo attuale. Scommetto che anche lui sarebbe contento se fosse diventata un po’ “old fashioned”…

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