La lunga rincorsa

Stasera ho rivisto dopo circa vent’anni un film che mi era molto piaciuto, quando era uscito, nel 1987. Qualche anno dopo l’avevo anche registrato, durante un passaggio televisivo. Ma poi la videocassetta s’è persa in un trasloco. Da allora l’ho cercato per tanti anni, quasi venti, appunto, nelle videoteche e poi sulla rete.

Ma niente. Era come scomparso. Desaparecido. Se mettevo le parole “Notte italiana” nello spazio “cerca” di Google, veniva fuori un sacco di roba ma mai il film di Carlo Mazzacurati (il suo primo). Un sacco di dvd di altri suoi film, ma quello no. E neppure tra i torrent.
Fino a che un anno fa arrivano le prime apparizioni, su lafeltrinelli.it: il dvd c’era, esisteva, ma come “prossimamente”.
Un prossimamente assai lungo, fino a una settimana fa. Quando vado su Amazon e, incredibile, lo davano per disponibile, anche se, non proprio su Amazon  ma su uno dei  rivenditori collegati. L’ho ordinato ed è stata solo questione di tempo…

Marco Messeri

Ambientato nel delta del Po, Notte italiana (che quando uscì vinse molti premi) è, nelle parole dello stesso Mazzacurati, in un’intervista contenuta nel dvd  “la storia di una persona per bene, che può essere confusa per fessa, in un paese dove è molto apprezzata la furbizia come talento”. È una storia di corruzione, in anticipo sui tempi, quasi profetica, con uno sorprendente (e inaspettato) Marco Messeri nel ruolo del protagonista, Giulia Boschi nella parte della “lei” di turno, e due attori come Mario Adorf e Remo Remotti in ruoli chiave della vicenda. E poi c’è il delta (luogo in cui Mazzacurati tornerà 20 anni dopo con La giusta distanza), con il Po, gli argini, i pioppi, il vento, gli stagni, il sole, la nebbia, la notte la pioggia: tutti coprotagonisti della storia, ben scritta dallo stesso Mazzacurati e da Franco Bernini. E poi c’è la musica di Fiorenzo Carpi: azzeccatissima, perfetta per il film, un tema che ti entra nelle orecchie e nel cuore e ti ritrovi subito a fischiettarlo.

Carlo Mazzacurati

Come si sarà capito la “prova finestra”, vent’anni dopo, ha avuto successo. Me lo ricordavo abbastanza bene e mi è ripiaciuto molto. Ho molto apprezzato il ritmo, lento ma non palloso, la costruzione della storia, l’attenzione ai particolari, l’affetto per i personaggi. E anche, nel finale, il montare della tensione, la fuga nella notte del protagonista, sotto la pioggia, con tutte le porte che restano sbarrate nonostante le richieste di aiuto, fino allo scioglimento conclusivo. E, grazie a Dio, al lieto fine.

P.S. Io adoro il lieto fine…

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