A carte scoperte, ma davvero

Scritto per RadioArticolo1.

La novità non è da poco. Inizia la trattativa. Al terzo incontro, il governo ha smesso di fare melina e ha cominciato a entrare nel merito. Elsa Fornero ha ascoltato il resoconto che Giuseppe Mussari, presidente dell’Abi, ha fatto a nome delle parti  sociali sugli ultimi incontri e ha preso atto delle convergenze e delle divergenze registrate. Ha poi detto che il tema dell’articolo 18 sarà affrontato per ultimo, viste le differenze di valutazione che ci sono tra le parti. Ma ha chiarito che le soluzioni per i contratti e la flessibilità in entrata dipenderanno anche da (anzi “saranno subordinate a”) quelle che si decideranno per la flessibilità in uscita. Il governo comunque non porrà aut aut, non ci sarà un “prendere o lasciare”.

A proposito di apprendistato, ha ricordato che è già oggi una forma tipica di ingresso nel mercato del lavoro ma che viene troppo spesso ignorato l’elemento formativo che lo caratterizza: “Saremo severissimi – ha aggiunto – con chi ne farà usi impropri”. “Non vogliamo punire il lavoro produttivo o penalizzare le imprese – ha spiegato –, ma valorizzare i contratti riportandoli a loro funzione originaria. Le partite Iva sono troppe ma occorre evitare la discontinuità e che migliaia di lavoratori finiscano in nero”. E ancora: “Non useremo l’accetta per ridurre le varie forme contrattuali”. Comunque ci saranno forti controlli e sanzioni contro l’uso improprio della flessibilità nel mercato del lavoro.  Illustrata la filosofia del governo, Fornero ha dato appuntamento alle parti sociali per lunedì 20 febbraio, nella sede del ministero del Lavoro, per iniziare gli approfondimenti. Primo tema, le politiche attive del lavoro e gli ammortizzatori sociali.

Tutto sommato soddisfatti i commenti dei sindacati. “La novità è che oggi il governo ha detto: ‘queste sono le nostre idee, negoziamo’ – ha sottolineato Susanna Camusso –: e il negoziato parte con il piede giusto se l’ottica è quella, come è stato dichiarato, di dare risposte ai giovani”. Sull’articolo 18, Camusso ha ricordato che “per tutta la Cgil il tema del licenziamento discriminatorio non è in campo, l’articolo 18 è un principio di civiltà, una norma incancellabile”, sottolineando ancora una volta che “ci sono semmai tempi e modi delle procedure rispetto ai quali abbiamo detto da tempo che siamo disposti a discutere”. E sull’affermazione del ministro per cui le decisioni sulla flessibilità in entrata dipenderanno da quelle sulla flessibilità in uscita, “è normale – ha sottolineato il segretario generale della Cgil – che all’inizio della trattativa si dica che tutto si tiene”.

È importante insomma, aver sgombrato per adesso il campo dall’argomento che divide. La speranza è che la trattativa faccia capire concretamente che si può riformare il sistema e si possono introdurre elementi di flessibilità senza toccare quella norma. La riforma va fatta ma va anche gestita. Il paese ha bisogno di tutto tranne che di accentuare la conflittualità. Il lavoro dipendente ha già dato – e troppo – con le pensioni, senza dover essere colpito di nuovo pesantemente.

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