Un oblio non è per sempre

Jaime Gil de Biedma con i suoi cani

È qualche giorno che mi ronzano in testa i versi saltellanti di Happy endings, la poesia di Jaime Gil de Biedma che ho riportato nel post del 20 gennaio.
Soprattutto i due conclusivi: “En la vida los olvidos/no suelen durar”. Che potremmo tradurre, più o meno, “Nella vita gli oblii/di solito non durano”. Con un rovesciamento, geniale, del luogo comune, dell’esperienza di tutti noi, per cui sono i ricordi, non gli oblii, che di solito non durano, svaniscono, scompaiono. E ci lasciano più poveri.

Provate a pensare a qualcosa che è successo venti o trent’anni fa. Il “titolo” resta, ma il testo è come scritto in un corpo troppo piccolo, gli occhiali non sono più sufficienti a leggerlo dettagliatamente, solo qualche parola emerge dal mare di segni ormai quasi indecifrabili. Ma è vero anche che a volte basta poco – una data, un libro ripreso in mano dopo tanto tempo, un film alla televisione, una canzone alla radio o  in un cd dalla copertina rivestita di polvere – e come per magia cose, avvenimenti, persone che avevamo dimenticato tornano alla mente. Neanche gli oblii durano, ha ragione Gil de Biedma.

James Fenton

A ben vedere il rovesciamento del luogo comune da parte di di Gil de Biedma è speculare a quello effettuato da James Fenton nella poesia A german requiem che avevo ricordato in un vecchio post. In questa bella poesia, nei due versi “How comforting it is, once or twice a year/ To get together and forget the old times”, c’è la sostituzione tra il “remember” che uno si sarebbe aspettato e il “forget” che introduce in sua vece il poeta.

Da un lato si tratta insomma di dimenticare (e non di ricordare) i vecchi tempi, dall’altro di oblii (e non di ricordi) che non durano.

Niente da dire, c’è di che ringraziare i poeti per questi momenti di grazia.

L'ingresso della libreria Remainders a piazza S.Silvestro

P.S. Mentre rimuginavo su questi temi, mi premeva alla memoria il ricordo, quasi sepolto, di un poeta che avevo letto da giovane, trovando un suo libriccino dai Remainders di Piazza S.Silvestro, posto magico che adesso non c’è più, con le sue pile di libri, dove tanti ragazzi della mia generazione, specie nei giorni di pioggia, passavano pomeriggi interi a spulciare negli scaffali colmi di cose preziose, ma uscite fuori mercato e a disposizione anche di tasche semivuote. E rimugina rimugina alla fine l’oblio non è durato. Prima m’è venuto in mente il nome. Mikhail Kvlividze, un nome neanche troppo “easy to remember”. Poi che era un poeta georgiano (e non c’è voluto molto, visto il cognome). Poi (ma di questo non sono così sicuro) che doveva essere in una qualche antologia di poeti russi. Poi che ne avevo musicato una poesia, trasformandola nella mia prima canzone (doveva attaccare in re, per poi andare in sol, e poi non ricordo…). Poi addirittura i primi quattro versi: “Neve senza fine, neve senza limite, sciame di fiocchi, giostra di pensieri” e la melodia corrispondente. A questo punto ho pensato che dovevo essere molto, troppo giovane e ho ridato spazio all’oblio.

3 thoughts on “Un oblio non è per sempre

  1. L’ha ribloggato su enricogalantinie ha commentato:

    Qualcuno oggi, ben due persone, hanno letto (o almeno hanno aperto) questo post. Che a mio avviso è tra i migliori che io abbia mai scritto e che però in quasi sette anni è stato letto (o almeno è stato aperto) solo 85 volte. Dodici l’anno, una al mese: e per fortuna che ci sono state state quelle persone che, una ogni trenta giorni, l’hanno fatto. Probabilmente è il titolo che sfugge ai motori di ricerca (eppure mi sembrava di essere stato così “smart” a tirar fuori il coniglio dal cilindro). O forse è la parola “oblio” che non attira, che è nota a tutti e non suscita curiosità. E siccome tutti i post sono “piezz’e core” ma alcuni lo sono più di altri, specie se belli e sfortunati, allora ogni tanto lo ribloggo, a almeno lo ripropongo su Facebook. Essendo oggi appena finita la sagra natalizia dei regali magari è un po’ fuori tempo. Ma è il mio presente (che viene dal passato) per chi lo aprirà per la prima volta. O magari anche per la seconda…

  2. Sono stato un assiduo frequentatore del Ramainders a S.Silvestro,ore passate su quelle poltroncine con tutto quel ben di dio a disposizione

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