Gli album della mia vita #7. I Brandeburghesi secondo Leonhardt

La scomparsa di Gustav Leonhardt ha fatto sì che andassi a guardare tra i cd e i vinili che ho, per vedere che cosa possedessi del maestro olandese. È stato come un viaggio nel tempo. Perché al di là della Jubilee Edition di cui ho già scritto nel post di cui al link di prima, e di poco altro, tutta la musica suonata da Leonhardt che possiedo è in vinile. Roba quindi degli anni 70 e 80. Non oltre

Leonhardt al clavicembalo

Tra questi spicca l’edizione dei Concerti brandeburghesi di JSB. Che sono, a ben vedere, la spiegazione tangibile, anzi audibile, di che cosa voglia dire la pratica “filologica” d’interpretazione della musica barocca, insieme all’utilizzo degli strumenti originali, o di copie di strumenti originali. Organici ridotti rispetto a quelli che si usavano prima, quando i Brandeburghesi venivano interpretati da intere orchestre, invece che da ensemble ridotti come quelli previsti da JSB. Sonorità più tenui, per le corde di budello degli archi, il diapason più basso, il timbro della tromba naturale barocca (di difficilissima intonazione) con cui può dialogare da pari anche un flauto dolce (provate a pensare allo stesso tentativo con una tromba moderna…). Piani sonori finalmente percepibili nei loro intrecci. Insomma, una rivoluzione. Anticipata su disco anni prima da Nikolaus Harnoncourt con il suo Concentus Musicus (che è addirittura del del 1964). Una edizione, questa, rivoluzionaria per l’epoca (anch’essa con i solchi quasi consumati dall’ascolto)

Ma quando apparve nel 1977 la versione di Leonhardt, con il suo cofanetto color porpora e con musicisti straordinari come Frans Brüggen al flauto dolce, Sigiswald Kuijken al violino barocco, suo fratello Wieland al violoncello assieme ad Anner Bijlsma, Anthony Woodrow al violone, Paul Dombrecht all’oboe, questa divenne subito, almeno per me, l’edizione di riferimento.

Un disco di Frans Brüggen

Sigiswald Kuijken

Poi, negli anni, tutti i grandi interpreti barocchi si sono cimentati con questi che sono una delle vette assolute della musica tout court. Io personalmente ne possiedo altre quattro o cinque versioni ( e un altro paio prima o poi me le comprerò, ad esempio m’intriga molto l’idea di ascoltare l’esecuzione di Jordi Savall). E la mia preferita in assoluto oggi è quella di Rinaldo Alessandrini con il suo Concerto Italiano, più “vivace” ed emozionante, se posso dire. Ma Alessandrini, senza Leonhardt, non ci sarebbe stato.

P.S. Io amo, a differenza dei puristi, i compact disc. Ne apprezzo la comodità e non faccio finta di sentire l’enorme differenza con il calore del vinile (non è polemica con chi la sente, questa enorme differenza, è che proprio non la sento…). Ma nel cofanetto con i Brandburghesi di Leonhardt c’è un fascicolone con il facsimile dell’edizione dei concerti di mano di Bach. Questo “bonus” con un cd sarebbe difficile allegarlo…

Johann Sebastian Bach

Georg Frideric Haendel

P.P.S. Hanno finito di suonare i Brandeburghesi e ho approfittato del fatto di avere il giradischi aperto per mettere su le sonate per clavicembalo di G.F. Haendel, un altro capolavoro. Ammiro infinitamente Giovanni Sebastiano. Ma con Giorgio Federico ci andrei a mangiare una pizza…

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