Un poeta poco prolifico e troppo rigoroso

Quando ero giovane e ancora leggevo molta poesia, nel 1978 ho passato un mese d’estate a studiare spagnolo a Barcellona. È stata forse l’estate più pazza della mia vita (peraltro abbastanza seria). Ho conosciuto gente da tutto il mondo, intelligente e simpatica. Ne ricordo uno per tutti, si chiamava Werner, era uno studente di Colonia, socialista, anzi, era il capo dell’associazione degli studenti di Colonia. Era più grande di me (evidentemente era un po’ fuori corso) e studiava spagnolo perché voleva prepararsi per quando in Cile fosse caduto Pinochet e il regime, per andare in loco ad aiutare il paese a ricostruirsi. Chissà se dodici anni dopo c’è andato veramente in Cile, il buon Werner.

E ho anche avuto degli ottimi insegnanti. Una la ricordo bene, aveva un nome che non finiva mai, qualcosa come Maria José Sanchez Cascado y Blanco. Era bella e brava e a noi del corso superiore (io avevo già fatto due anni di scuola a Roma, quella dell’ambasciata di Spagna che stava vicino a S.Carlo al Corso e lo spagnolo lo parlicchiavo) ci faceva leggere anche dei poeti spagnoli.

Tutto questo preambolo per introdurre Jaime Gil de Biedma, un poeta che ho amato molto. Un “escritor poco prolífico y excesivamente riguroso”, come si dice all’inizio dell’Antologia personal (il link è a una pagina di wikipedia la cui penultima voce scarica un pdf con il libro), grande poeta d’amore e civile, nato a Barcellona nel 1929 e morto nel 1990.

Riporto di seguito alcuni brani di cui, credo, anche chi non legge lo spagnolo potrà quantomeno intuire la bellezza. Magari una volta o l’altra proverò a tradurli.

La musica (con la cadenza un po’ cantilenante A-B-B-A) di “Happy ending”.
“Aunque la noche, conmigo,
no la duermas ya,
sólo el azar nos dirá
si es definitivo.
Que aunque el gusto nunca más
vuelve a ser el mismo,
en la vida los olvidos
no suelen durar ”

Il sogno di “De vita beata”
“En un viejo país ineficiente,
algo así como España entre dos guerras
civiles, en un pueblo junto al mar,
poseer una casa y poca hacienda
y memoria ninguna. No leer,
no sufrir, no escribir, no pagar cuentas,
y vivir como un noble arruinado
entre las ruinas de mi inteligencia”.

Jaime Gil de Biedma da giovane

E Il finale romantico, con quel “bacio come un lungo tunnel”, di “Idilio en el café”
“Ven. Salgamos fuera. La noche. Queda espacio
arriba, más arriba, mucho más que las luces
que iluminan a ráfagas tus ojos agrandados.
Queda también silencio entre nosotros,
silencio
y este beso igual que un largo túnel.”

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