Il rischio di un’altra Termini Imerese

Scritto per RadioArticolo1.

È a dir poco inquietante lo scenario che disegna nel suo articolo odierno sul Sole 24 ore il professor Giuseppe Berta, che la Fiat la conosce bene, sul futuro del gruppo nel nostro paese. Non tanto per il gruppo in sé quanto per il nostro paese.

Sergio Marchionne a Detroit

Analizzando il discorso di Marchionne a Detroit, quello citato da tutti i quotidiani per l’ormai annosa questione della futura localizzazione della sede, se ancora a Torino oppure a Detroit, Berta sottolinea un altro aspetto che ai commentatori più attenti non era peraltro sfuggito: l’accentuazione, nel discorso dell’ad di Fiat, della centralità del problema Europa nel settore dell’auto. Nel vecchio continente c’è un mercato stagnante, che potrebbe addirittura peggiorare, per di più con un impressionante eccesso di capacità produttiva (Marchionne parla di un 10-20 per cento) e prezzi tenuti bassi che non garantisono una sufficiente redditività.

C’è bisogno di razionalizzare e c’è dunque spazio per un accordo con un produttore europeo che realizzi sinergie e risparmi e porti finalmente alla creazione di quel gruppo da sei e più milioni di auto che anni fa lo stesso Marchionne aveva indicato come massa critica necessaria per sopravvivere nel mercato dell’auto del futuro. Ma la strada che Marchionne indica ai produttori continentali è difficile e in salita, perché implica inevitabilmente una riduzione delle fabbriche e dell’occupazione. Fin qui l’analisi di Berta, che non entra nel merito dei possibili alleati, anche se fa capire (e del resto in Europa è l’alternativa più credibile) che lo sguardo del Lingotto è rivolto alla Francia.

Sarkozy e Monti

Tutti parlano da tempo del gruppo Psa (Peugeot-Citroen) come del possibile alleato. Il gruppo ha già sviluppato piattaforme comuni con Fiat, è debole sui mercati dove Fiat è forte, ha subìto pesanti colpi dalla crisi (il titolo ha perso quasi il 60 per cento del suo valore in borsa). La capacità produttiva dei due gruppi è sovradimensionata e quindi le sinergie e le economie di scala da sole non basterebbero. Probabilmente – e qui si torna al discorso di Berta – con un’alleanza Fiat Chrysler–Peugeot  bisognerebbe ridurre la produzione complessiva e chiudere o comunque ridimensionare pesantemente qualche stabilimento. E qui casca l’asino. O meglio, qui si vedrà l’autorevolezza dei governi. Con i Peugeot, in occasione degli ultimi tagli, è intervenuto di persona Sarkozy a ricordare i miliardi di euro di aiuti elargiti dal suo governo. Con Fiat, Berlusconi faceva finta di nulla. Monti ha già parlato attraverso il ministro Fornero. Ma Marchionne non sembra essere rimasto molto impressionato. Il rischio che in un futuro neppure lontano si arrivi a un’altra Termini Imerese è tutt’altro che remoto

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