Scritto per Radio Articolo 1
Come volevasi dimostrare. La convocazione di Monti ai sindacati era solo una questione di forma, una toppa messa lì, alla vigilia dello sciopero generale, per disinnescare almeno l’aspetto formale, la mancata consultazione (ché di concertazione questo governo non vuol sentir parlare, se non su materie più “proprie” dei sindacati, tipo il mercato del lavoro – ed è facile prevedere che anche lì ne vedremo delle belle… si fa per dire, ovviamente).
Più che un dialogo sono stati due monologhi: il governo non si è mosso di un centimetro dalle sue posizioni, né d’altro canto le argomentazioni addotte dall’esecutivo hanno convinto i sindacati che hanno ribadito le loro richieste. E poi hanno confermato, ovviamente, le tre ore di sciopero generale.
Le poste sono quelle – hanno spiegato Monti e i suoi ministri – la manovra è rigorosa ma equa, sulla crescita stiamo lavorando. Con buona pace del peso eccessivo del prelievo sui pensionati, del mancato intervento organico sui patrimoni, della scarsa spinta sulla lotta all’evasione, delle misure insufficienti a rilanciare lo sviluppo.
In un articolo pubblicato sul suo blog sul New York Times, Paul Krugman, premio Nobel per l’economia e intellettuale “liberal” (nel senso americano del termine, ovviamente) chiede uno sforzo di verità e propone di “chiamare le cose con il proprio nome: siamo in depressione”, dice. E il fatto che non sia una ripetizione piena della Grande Depressione è di scarsa consolazione, aggiunge. “La crisi dell’euro sta distruggendo il sogno europeo – dice –. La moneta comune, che doveva unire le nazioni, ha creato un’atmosfera di amara discordia. Più in concreto, le richieste di un’austerità ancora più aspra, senza contemporanei sforzi di rilanciare la crescita, hanno fatto un doppio danno. Hanno fallito come politica economica, peggiorando la disoccupazione senza ricreare fiducia; una recessione su scala europea appare ora probabile anche se la minaccia immediata di una crisi finanziaria è contenuta. E hanno creato una rabbia immensa, con molti europei furiosi verso quello che viene percepito, a torto o a ragione (in effetti con un po’ di entrambi), come un’imposizione da parte della Germania”.
Ricette sbagliate possono aggravare la situazione.
Non va mai dimenticato che, se siamo a questo punto è per le politiche portate avanti da Berlusconi e Tremonti: aver nascosto la testa sotto la sabbia ci ha reso più deboli quando siamo stati costretti a tirarla fuori.
Ed è anche vero che, se non cambia il quadro politico europeo, gli spazi di manovra sono limitati. Ma ci sono. Basta volerlo. Basta mettere in pratica, ma davvero, quel trinomio annunciato alla nascita del governo: rigore, equità, crescita.

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