Amici de che?

“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!” diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa. Ma ormai tutti utilizziamo in modo improprio alcune parole. Come ad esempio “amici”. Su Facebook abbiamo tutti tanti amici, diventano “amici” anche persone che non conosciamo o di cui non c’è mai fregato niente, anche perché pare brutto negare l’amicizia a chi te la chiede.

Ma che amico è chi ti fa gli auguri di compleanno, magari con un “tanti auguri” pieno di punti esclamativi (odio chi mette tanti punti esclamativi), quando sei morto da un bel po’? Già, perché gli account di solito sopravvivono – la rete è piena di fantasmi – e quando Facebook ricorda che è il compleanno di Tizio o di Caio, che fai, un tanti auguri non glielo scrivi? Così oggi mi è capitato di leggere che era il compleanno di un amico che purtroppo non c’è più da un anno e un po’ e di vedere che un discreto numero di persone gli ha fatto gli auguri. Ma glieli ha fatti, gioiosi ed esclamativi, senza sapere che lui non c’era più. Paradossale e un po’ lugubre.

Devo ricordarmi di scrivere nel testamento che i miei account social devono essere cancellati, quando passeggerò per i Campi Elisi, lasciando password e tutto affinché sia semplice per chi resta farlo. Con gli amici veri comunicherò inviando numeri per il lotto. Con gli altri scenderà finalmente il silenzio.

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