Abusi linguistici

Oggi ho lasciato la clinica e sono tornato a casa. Risparmio a chi mi legge la solita tiritera su quanto sia bello tornarsene tra le proprio quattro mura (nel nostro caso circondate da 230 ulivi e dunque non certo soffocanti in tempi di quarantena…).

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Quando arrivi e apri la finestra. E poi ti chiedono: ma perché sei andato a vivere laggiù…

E sugli effetti terapeutici che questo ritorno, già lui solo, magicamente, ha sul paziente, che poi sarei io (ho appena scritto che ve l’avrei risparmiato e dunque lo faccio…). Il mio, che definire nostos sarebbe evidentemente un’esagerazione, è iniziato in una Roma semi deserta, proseguendo su un’altrettanto semivuota autostrada, per poi terminare con il su e giù tra le morbide colline sabine. E già solo l’aria di casa, la vista dei prati e delle piante tutte in fiore (che rivoluzione in tredici giorni…) m’ha rimesso al mondo. (Vabbè, l’ho fatto, non ve l’ho risparmiata la solita tiritera, perdonatemi – ma cribbio quanta verità c’è nei luoghi comuni…).

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La mia “stonza”, come direbbe l’ispettore Clouseau

E insomma, prima d’uscire ho chiacchierato un po’ con il dottor R., l’assistente del professore che m’ha operato, una persona deliziosa, con la quale l’appuntamento serale della medicazione (ma lui veniva anche di giorno) era diventato, giorno dopo giorno, l’occasione per simpatiche chiacchierate sulla medicina, sulla vita in clinica, su varia umanità. Nel congedarmi mi ha dato dei fogli, con le prescrizioni mediche, la dieta da tenere e un breve resoconto “tecnico” dei miei tredici giorni di passione. E nel darmeli mi ha detto: “Lo vede, c’è scritto, la sua è stata una peritonite consensuale”. Non ho colto la palla al balzo, né replicato alcunché – era troppa la voglia di volare a casa – ma poi c’ho ripensato.

In effetti, se si guarda sul vocabolario, “consensuale” in medicina sta per “secondario”, e dunque è giusto definire una peritonite causata da un foro nell’intestino in quel modo. Ma torniamo al senso vero, etimologico, della parola, che sta nell’accordo tra le parti, nella mutua accettazione di un avvenimento. Quando mai ho espresso il mio consenso – o solo pensato di poter dire di sì – all’evento che poteva portarmi al creatore? Chi cazzo ha mai chiesto il mio accordo? Colui il quale ha “inventato” il termine per i dizionari di medicina, sarà forse stato un grande medico ma, quanto a italiano, “zero carbonella”. Bocciato.

P.S. Tutta questa storia, che è iniziata la notte tra il 29 e il 30 gennaio – la data l’ho ricostruita senza possibilità di errore dalla mia agenda – e che è finita, almeno parzialmente, oggi – parzialmente perché ci vorrà un po’, spero non troppo, a tornare a una diversa normalità – un effetto positivo l’ha avuto. Da anni molti anni il mio peso oscillava sugli 85 chili, con piccole variazioni in alto e in basso a seconda dei periodi e delle stagioni. Oggi, quando mi sono cambiato dopo essere tornato a casa, sono andato a pesarmi: un figurino. Non pesavo così poco dal 1992, quando mi innamorai, non ricambiato, della maestra di tennis…

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La verità della bilancia

 

 

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