Lo zen e l’arte di annaffiare

Stasera tocca a me annaffiare. È un’oretta circa di puro relax. Il sole è sceso dietro il pendio alle nostre spalle. Solo le cime di alcuni alberi sono ancora illuminate. Il pesco che fino a un minuto fa aveva i frutti bagnati dal sole adesso è nell’ombra e il sole si sta arrampicando sui rami del mandorlo.

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Pochi minuti fa, prima di iniziare, mi sono incantato a guardare la fontana dove sgorga l’acqua della sorgente, con le ortensie che, pure un po’ smence quest’anno, da lontano con il loro rosa acceso fanno una bella macchia di colore.

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Prima di tutto ho iniziato con l’orto, che sta più in basso ed è il primo o a essere all’ombra. Oggi Gino ha piantato la seconda ondata di piantine. Le zucchine messe a dimora ormai più di un mese fa producono come delle “addannate” (si direbbe a Roma). I pomodori hanno già qualche frutto e tanti tanti fiori. Le insalate sono nell’orto (come direbbe colui che rimpiangeva Maramao), le melanzane stentano. Questa seconda ondata è pensata per quando la prima finirà (in campagna devi sempre pensare all’oggi e al domani; non ti puoi distrarre un momento).

Solo quando annaffi la mente è libera di andare dove vuole (magari da nessuna parte, che va bene lo stesso). Lo zen e l’arte di annaffiare. 

P.S. Per i prati, c’è l’innaffiamento automatico che va la notte…

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