Questione di secondi

imagesIeri partendo da Quiliano per la Sabina ero curioso sulla strada che le Google Maps mi avrebbero fatto fare per tornare a casa. E con mia sorpresa mi hanno fatto passare dentro Genova. Quando l’autostrada è entrata nel capoluogo ligure è stato un po’ surreale. Erano le 10 passate da un bel po’, ma ero praticamente solo sulla strada nei vari tunnel che si succedevano l’uno dopo l’altro. Mi sembrava di stare in un film catastrofico. Arrivato all’uscita aeroporto il traffico s’è intensificato, di lì si fa per un breve tratto l’Aurelia sul lungomare e, passata la Lanterna, si rientra in un’altra autostrada. Presa quella per La Spezia, all’uscita da un tunnel, guardando a sinistra, dove c’è la ferita del Ponte Morandi, con quel troncone che finisce nel vuoto, è impossibile non pensare a quelli che per secondi si sono salvati e a quelli che invece per secondi hanno perso la vita.

 

Oggi pomeriggio quel discorso dei secondi mi è tornato in mente quando, sulla strada che sale a Poggio Mirteto, a venti-trenta metri di distanza – fortuna che salivo a 40-50 all’ora e non più, chiacchierando con gli amici – davanti agli occhi miei e dei miei compagni un albero è piombato giù schiantandosi dall’altra parte della strada e bloccando la carreggiata. E qualche secondo dopo un altro, subito più a monte, l’ha seguito per le terre. Non so che cosa sarebbe potuto succedere se ci fosse caduto addosso. Probabilmente nessuno di noi (salvo la macchina) si sarebbe fatto niente di serio: l’albero era molto alto ma il tronco sarà stato al massimo di una trentina di centimetri di diametro. Ma se fosse successo uno o due secondi dopo, di sicuro ci sarebbe caduto addosso. E avrei saputo di che pasta è fatta la carrozzeria del Duster.

È stato un po’ scioccante. Sul momento ho fatto come se niente fosse – ma non fingendo, proprio non ci ho pensato. Ho chiamato i vigili del fuoco avvertendoli dell’accaduto, ho preso una strada alternativa attraverso la campagna, ho accompagnato i miei amici alla loro macchina e sono rientrato a casa. E allora ho cominciato un po’ a pensarci. E chissà come, uno pensa sempre al peggio, a quello di brutto che poteva succedere. Ho avuto culo, non c’è dubbio (oddio, avrei avuto più culo se l’albero non fosse caduto o se fosse caduto molto prima o molto dopo). La morale della favola? È bello avere culo.

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