Trombette e loffe

Quando rientro a casa dal solito giro di Granica, di solito taglio passando davanti a casa di Antonio e Maria. Dopo sei chilometri fare tutto il giro del ponte 2 non mi va: sono solo 6-700 metri in più ma mi sembrano metri inutili. E poi Antonio è un amico e non gli secca certo se passo davanti a casa sua. Casa che adesso stanno vendendo, smontando tutte le cose aggiunte negli anni (se no il notaio non fa il rogito e la banca non dà il mutuo a chi compra) e svuotando dalle stanze e dagli annessi tutte le cose di una vita. Una faticaccia. Ne parliamo un po’ poi il discorso cade sui funghi (Antonio tanti anni fa mi portò a cercarne sui monti sopra Poggio…). Gli ricordo le mazze di tamburo, che lui e i suoi amici mi regalarono quella volta – loro non le mangiavano –, che poi preparammo fritte per mio padre ospite da noi, e papà che quasi si commuoveva al primo boccone…

trombettaAntonio mi dice che adesso le mangia, da quando gli hanno spiegato che panate e fritte sono buonissime. «Se non sai come si cucinano, che le prendi a fare?» mi spiega. E mi racconta delle trombette dei morti, che non raccoglieva mai fino a quando vide uno che le prendeva. Allora lui gli chiese «ma come le cucini?» e questo gli rispose che andavano messe vicino al camino, essiccate e poi schiacciate (o frullate) e ridotte in polvere. «Mettile sulla pasta – aggiungeva  – sono meglio dei tartufi, vedrai». «Ed è proprio vero» mi conferma convinto Antonio.

329O di quella volta che incontrò un vecchietto nel bosco («ma uno vecchio davvero, avrà avuto novant’anni») con un cestino minuscolo in mano (Antonio fa un cerchio unendo i due indici e i due pollici: «grande così» spiega) con dentro una decina di funghi piccoli piccoli («poco più dell’unghia di un pollice»). Anche qui la solita scena e la solita domanda. «E questi che so’?» fa Antonio. «Loffe di lupo» gli risponde il vecchio, «ma quando sono piccole così, so’ dure dure» aggiunge. «E come le cucini?». «Se ci fai il risotto – risponde il vecchietto – so’ meglio dei porcini». «Loffe di lupo?» faccio io. «Noi altri le chiamiamo così» fa Antonio, «perché quando so’ più grosse e tonde, se le tocchi scoppiano e, pfff, si sgonfiano. Con il rumore di una loffa…».

Non si smette mai d’imparare. Ma io sui funghi vado con i piedi di piombo. Solo porcini, finferli e mazze di tamburo, se li trovo. Ma tanto non li trovo mai…

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