Tingvall, il trio delle meraviglie

C’erano uno svedese, un tedesco e un cubano… No, non è una barzelletta, sono le nazionalità dei componenti di uno dei più incredibili set musicali che sia possibile ascoltare oggi. Martin Tingvall, pianoforte, Jürgen Spiegel, batteria, Omar Rodriguez Calvo, contrabbasso, sono i membri del Tingvall Trio che si è esibito venerdì 23 marzo a Terni nell’ambito del festival Visioninmusica.

Quando Sergio mi ha fatto sapere lunedì scorso che il trio (da qualche anno una grande passione comune, dall’uscita di Beat, la loro penultima fatica) avrebbe suonato a Terni alla fine della settimana, sono subito andato sul sito della manifestazione, ho letto che il TT avrebbe presentato il nuovo cd, Cirklar, l’ho preso al volo su Amazon e mi sono preparato a godere come una spia. E il godimento c’è stato. Tutto.

TINGVALL_TRIO2_VISIONINMUSICA2018Martin, Omar e Jürgen sono tre grandi strumentisti, dei veri virtuosi, ma soprattutto hanno un affiatamento che ha dell’incredibile. Quando suoni assieme da tanto tempo ti conosci a memoria e improvvisi sapendo dove andranno i tuoi compagni, anche quando loro magari ancora non lo sanno. Il gioco degli sguardi tra i tre, i sorrisi sono stati il di più che la sala raccolta dell’Auditorio Gazzoli ci ha consentito di apprezzare. E oltre ai brani dell’ultimo album, il TT ci ha regalato splendidi pezzi dagli altri, in un alternarsi di momenti di dolcezza melodica e di inarrestabili progressioni ritmiche. Difficile dire il momento più bello dei cento minuti del concerto. Personalmente mi sono emozionato oltremisura quando hanno attaccato Spöksteg, da Beat, con quell’incredibile batteria incalzante, il basso che pulsava potente e il piano a ricamare arabeschi sempre più veloci. È un brano che conosco a memoria ma dal vivo è tutta un’altra cosa.

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Un momento del concerto del Tingvall Trio a Terni

E già. Perché dal vivo è davvero un’altra cosa. Puoi avere l’impianto hi fi più bello e costoso del mondo ma a casa non potrai mai provare le emozioni, le vibrazioni, l’adrenalina che provi quando sei lì, in platea, a una decina di metri da quella sorgente inesauribile di musica e di passione, con una dinamica sonora che va dal pianissimo al fortissimo e che ti entra dentro senza mediazioni e senza filtri.  

L’altra sera, leggendo il programma del festival, curato con intelligente passione da Silvia Alunni, ho rimpianto profondamente di non averlo conosciuto prima. Negli appuntamenti precedenti si sono esibiti infatti artisti del calibro di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti (il loro duo, Musica Nuda, voce e contrabbasso, è una delle realtà più innovative e importanti del panorama italiano), un cantautore israeliano che amo profondamente come Oren Lavie, e poi Omar Sosa con Gustavo Ovalles, Javier Girotto con Natalio Mangalavite. Per fortuna ci sono ancora tre serate, prima della fine del festival: Greg Koch & The Koch Marshall Trio il 6 aprile, l’AcaSeca Trio il 20 aprile e il quartetto del sassofonista Claudio De Rosa il 30 aprile. Da non perdere.

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