Gocce di pioggia su di me

Quando sto per attraversare il ponte sul Farfa a Granica, stamattina, incontro una coppia che spesso passa sotto casa nostra (vengono da Bocchignano e la loro passeggiata deve essere sui dodici chilometri, altro che i miei sette scarsi…). Lui mi guarda, sorride e mi fa: – Perché l’ombrello? guardando il parapioggia da contadino di tela rossa e dal grosso manico di legno che oggi mi sono portato appresso alla vista del cielo grigio e ricordando le previsioni che dicevano pioggia.

Io resto un po’ così, sorrido di rimando, farfuglio qualcosa e mi dico che forse sì, forse ho esagerato a portarlo, l’ombrello. Tempo cinque secondi e arrivano le prime gocce dal cielo, che piano piano s’intensificano. E allora l’ombrello lo apro, per chiuderlo qualche minuto dopo, quando entro nel bar ormai vicino e mi faccio un bel caffè. Quando esco, piove alla grande – una tipica pioggerellina di marzo anche se è il 2 aprile – e non smetterà fino a casa. Piove sull’acqua del canale, piove sui prati, sugli olivi, su di me.

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Bello quando piove: non bisogna innaffiare. E poi, dopo tutta questa “secca”…

 

 

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