Tra le opere della ricostruzione dell’area del World Trade Center, una delle più “belle”, se ancora si può usare questo termine nel Terzo millennio, a mio avviso è l’Oculus di Calatrava (qui l’esterno, di notte). Sotto un cielo interno che sembra fatto di costole di balena, con la luce che entra dalla sommità (ma l’apertura, pur ispirata dall’oculus del Pantheon, invece di essere tonda è un lungo taglio) c’è un centro commerciale e una stazione della metro. Uno spazio che dovrebbe essere rumoroso, quindi.
Ma, sarà la grandezza, sarà che sei in un posto che incute in qualche modo rispetto per la storia e il ricordo di quello che è successo quindici anni fa, quando entri venendo da Broadway, apri la porta e il rumore scompare: affacciandoti alla balaustra vedi nell’enorme spazio bianco persone che camminano silenziose, ciascuna per conto suo. E la foto che scatti è come un fermo-immagine: ti aspetti che da un momento all’altro qualcuno gridi “motore, ciak, azione” (o chissà come si dice negli States…).
