Neppure l’incendio

Il Perigord, come già ho scritto, è terra di castelli e/o giardini. A Hautefort sia l’uno che l’altro sono assai belli. E sia l’uno che l’altro sono abbondantemente rifatti. Più volte nei secoli il castello: dall’impianto originale medievale ai rifacimenti nel XVI e XVII secolo che lo hanno reso assai simile a quelli della Loira, sino alla ricostruzione dopo l’incendio che nel 1968 lasciò solo i ruderi carbonizzati delle mura esterne. Lo sforzo della proprietaria (la baronne Simone de Bastard, che ha dedicato tutta la sua vita al maniero) e della popolazione locale (da sempre attaccatissima al suo castello: durante la Rivoluzione ne impedì con le armi la distruzione) lo ha ritirato su com’era. Ed era davvero bello.

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Circondato da un parco all’inglese di 30 ettari, davanti e dietro al castello c’è un giardino alla francese con siepi curate e assai belle, iniziato nel XIX secolo e portato avanti nel XX e ancora oggi. Con un viale d’accesso un po’ anomalo, spostato rispetto al portone centrale (nella foto qui sopra è quella specie di boschetto sopra le mura e sotto la torre di sinistra), in cui gli alberi sono stati potati in modo da coprire chi vi cammina sia dai lati che di sopra.

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Entrati nel grande cortile d’onore, se invece di entrare nel castello ci si affaccia verso sud, sulla vallata, sotto c’è un’incredibile esibizione di arte topiaria (qui sotto una visione d’assieme dall’alto e un particolare del parterre di bosso).

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E tutto intorno al castello si stende il giardino alla francese, con siepi tosate nei modi più originali. Dai finti merli 

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al viale delle “colonne con serpentina” per dirla con un’immagine raffinata. (A me era subito venuta in mente quella assai più greve e verace dei “cazzi a vite”, ma tant’è).

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L’interno è bello, ma non emoziona, forse perché uno sa che è rifatto, forse proprio per lo stile dell’epoca. Ha comunque una sua maestosità davvero innegabile. Ma a me, più che altro, hanno colpito queste sfingi in versione settecentesca che non avevo mai visto.

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