B come Benson

UnknownHo sempre amato John Sebastian. Dai tempi dei Lovin Spoonful che alla metà degli anni sessanta sfornavano un hit dopo l’altro, con canzoni tra loro assai diverse: dal rock serrato ma un po’ sincopato di Summer in the city, al country di Nashville cats alle ballate tipo Darlin’ be home soon o Daydream e tante altre, ma veramente tante altre ancora.
E poi la magia del suo set solo davanti alla folla sterminata di Woodstock, con quel primo incredibile album da solista intitolato con il suo nome, con quella piccola aggiunta della B. tra il nome e il cognome (vedi il titolo di questo post).

images 2Poi, dopo questi folgoranti anni sessanta e primi settanta, una lunga carriera da musicista, un po’ lontano dai grandi eventi ma con una costanza di qualità e una voglia di esplorare assolutamente lodevoli. Io nel frattempo me l’ero perso di vista, seguendo musicalmente altre strade. Qualche anno fa, grazie a quel ipermondo della musica che è Youtube, l’ho ritrovato. E l’ho ritrovato che suonava in duo con quel genio assoluto del mandolino che risponde al nome di David Grissman. Un disco, Satisfied, che ho subito comprato e quasi consumato (nome omen…). Una musica miglia e miglia dal pop rock dei Lovin Spoonful, più sul terreno di un country-folk-blues, a volte quasi bluegrass, che comunque non  mi stanca mai.

Ieri, facendo un giretto sempre su Youtube e cercando proprio JS, ho acchiappato due gemme che voglio condividere con  i miei ventitrè lettori (l’affluenza al blog è un po’ in calo…). Prima, una splendida esecuzione live alla BBC nel 1970 di una canzone che è un vero gioiello come She’s a lady. Ascoltate il testo, oltre alla musica. Un verso dice: “Floating along with a whimsical twinkling in her green eyes”. Uno che scrive robe così in una canzone è un genio. E anche un grande interprete.

Seconda gemma, una canzone scritta ancora da Sebastian e cantata dalla più bella voce di quegli anni, quella di Mama Cass Elliott.

E poi, siccome non c’è due senza tre, propongo a chi ha un po’ di tempo e di dimestichezza con la lingua inglese, una terza canzone, anche questa dal primo album di JS, anche questa una delizia. Si tratta di Rainbow all over your blues. Ma la particolarità di questo video, al di là della canzone che comunque vale la pena di ascoltare, è la presenza, accanto a un conduttore pettinato come trent’anni dopo il cantante degli Oasis, di uno dei più grandi geni del XX secolo. Difficile riconoscerlo senza i baffoni neri disegnati con il carbone sotto il naso, ma il cappelletto più che buffo fornisce un indizio sull’identità di quest’uomo, uno che non si sarebbe mai iscritto a un club che lo avesse accettato tra i propri membri…

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