La forza delle parole

Bonifacio VIII, grande personaggio al di là del giudizio che si voglia dare della sua persona, aveva bene in mente la forza delle parole (e in seguito anche, purtroppo per lui, quella dei gesti, dopo il famoso schiaffo ricevuto da messer Sciarra Colonna in quel di Anagni…).

Quando ri-sottomise la superba Tuscania, che nel Duecento si era eretta a libero Comune e in poco tempo aveva conosciuto un vero e proprio rinascimento economico e culturale, le cambiò nome nel ben più modesto Toscanella, che rimase addosso alla città fino al 1911, per sei secoli insomma. Un po’ – si parva licet… – come fanno quei sedicenti giornalisti che fingono di dimenticare i nomi e poi li storpiano. Solo che in quel caso non c’era nessuna (neppure finta) dimenticanza, c’era la voglia di umiliare e ammonire: per adesso mi limito a cambiarti nome, ma se insisti…

Letto ieri, sulla guida del Touring, in occasione di una veloce ma piacevolissima gita nella Tuscia con Roberta e Antonio, in una giornata d’inverno fredda (ma tanto fredda, almeno per noi sudanesi) e con un cielo di un azzurro smagliante. Nelle foto qui sotto, l’incredibile facciata di S. Pietro, con una delle torri che la fiancheggiano, e il panorama  dalla villa comunale, con  S. Pietro visto dall’abside e, a sinistra, il castello del Rivellino.

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