L’autobiografia pre-postuma

“Ho sempre avuto – e ce l’ho ancora – la tendenza a semplificare il mondo in una serie di belle opposizioni nette, ai margini delle quali posso mettermi a cazzeggiare. È quando le cose cominciano a farsi più astratte e vaghe che per me cominciano i problemi“.

IMG_9253Ho rubato questa frase – che condivido in toto – dalla autobiografia pre-postuma di Terry Gilliam, dal titolo “Gilliamesque”, edita da Big Sur  e di cui non posso specificare il prezzo perché è un regalo di Natale di mia nipote Giulia (Giulia, grazie!, è un libro davvero “cool”), autobiografia che sto centellinando pagina dopo pagina, ogni tanto tornando indietro, ri-leggendo, ri-ridendo e ri-riflettendo. Perché Gilliam, una delle menti dei Monty Python, è uno così. Ti fa ridere e ti fa pensare.  Io, che non sono un cinefilo ma semmai (sono stato) un cinefago, di Gilliam ricordo vagamente Brazil, abbastanza bene L’esercito delle dodici scimmie e invece assai bene La leggenda del re pescatore, che ho rivisto anche di recente e che ho sempre amato molto. Ridendo, pensando e anche commuovendomi…

Chiudo con un’altra citazione, anch’essa molto Gilliamesca. “Questa cosa mi uccide: ho sempre desiderato delle cicatrici, ma non ne ho, punto e basta. In effetti forse è per questo che mi sono dovuto mettere a fare film: per procurarmi quelle profonde ferite emotive e spirituali che la mia infanzia così straordinariamente serena mi aveva negato con tanta crudeltà“.

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