Ieri mattina arrivato al ponte sul Farfa ho avuto una sorpresa. Sulla spiaggia sottostante, dove rimasugli di falò testimoniano di serate (soprattutto d’estate ma non solo) sul bordo dell’acqua, era comparsa una statua, con tanto di piedestallo.
Poi mi sono avvicinato. Anche Orsetta l’ha fatto, dopo un essersi sciacquate le zampe nelle acque (fredde) del Farfa.
Ma quando ho guardato bene, la statua non era una statua. Erano un po’ di sassi, di diverse grandezze, appoggiati l’uno sull’altro. Fino a dare l’effetto della statua. Un bell’effetto, comunque, specie nella luce radente della mattina.
Un effetto ottenuto riusando in modo creativo le conseguenze del vandalismo tipico laziale, se non italiano. Quello che utilizza ogni anfratto come discarica, fino al punto di riempire di immondizia discese ripide (quasi impossibili da ripulire). O che, come nel nostro caso, spacca una panchina di similtravertino nell’angolo pic-nic accanto al ponte (per altro non molto curato…) per il gusto di farlo. La base della “statua” è infatti una delle “zampe” della panchina.
Non durerà, la statua, lo so. Ma la sorpresa c’è stata. Il piccolo risarcimento pure.
