La ciabatta di Batman e altre divagazioni sul bordo della piscina

Dicono che quando le api finiranno finirà il mondo. E allora, sul bordo della piscina, ogni tanto getto un occhio nell’acqua e se vedo un ape surfare resto a guardarla. Se il surf si tramuta in un battito d’ali più affannoso intervengo con il retino e zac, do il mio contributo alla continuazione del mondo. Oggi ne ho salvate due in un’oretta. Per la terza sono arrivato troppo tardi.

E se invece che api fossero vespe?

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Adoro le mie ciabatte da piscina. Sono nere con una scritta gialla – “Everlast. Usa” – che mi ricorda tanto il “Bat segnale” nei cieli di Gotham City. Ho tanto l’impressione che mi siano rimaste come lascito (non so quanto volontario) da uno dei soggiorni di mio cugino Marco di qualche anno fa.

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Messaggio privato a Marco: per favore, se pure furono tue, ora “le voglio tanto bene io”. Non richiedermele mai, please…

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“And all your deeds and words / Each truth, each lie / Die in unjudging love”. Bellissimi versi pieni di speranza di Dylan Thomas, presi da un bel libro che ho appena finito: “Morte di un uomo felice”, di Giorgio Fontana, Sellerio. Libro consigliatomi caldamente – e a ragione – da mio fratello. Magari ci penso un po’ su e ne scrivo qualcosa…

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Sdraiato sul materassino nel sole del pretramonto, sciacquettando un piede e una mano nell’acqua, mi torna in mente il mio primo bagno di notte. Successe un’estate a Sirolo, dalla zia Marcella che aveva preso in affitto una delle case scavate nella roccia proprio sopra lo stabilimento. Quell’estate c’era anche zio Ciro, con un super gommone. Io stavo lì, ospite per qualche giorno,  con Mazzitelli, reduci da una serata di Umbria Jazz dove avevamo preso un freddo terribile in piazza ad ascoltare il quintetto di McCoy Tyner (e a dire il vero non ci avevo capito unca…). Una sera andiamo tutti a fare il bagno di mezzanotte. C’era anche un’amica tedesca di Ciro che, non avendo il costume e fidando nell’oscurità – c’era la luna, sì, ma non era piena… – si bagnò così come Dio l’aveva fatta. E, se ricordo bene, non l’aveva fatta male…

Bagno stupendo, acqua calda, i riflessi della luna sull’acqua. Guardando sotto il pelo dell’acqua, il mio corpo si stagliava nitido e, per l’effetto della luce, era mosso come in una foto mossa. Allora esclamo allegro: “Ammazza Cla’ (Mazzitelli si chiama Claudio). Che ficata… Se vede tutto”. E la voce profonda, un po’ gutturale della signora tedesca (di cui non ricordo il nome): “Che cosa (con la o giustamente stretta) si vede?”…

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