Riguardo la foto postata ieri, e oggi la vedo in tutt’altro modo (la ripubblico qui sotto per comodità, mia e di chi legge).
Ieri vedevo quel terzo di colori che irrompeva nel nero delle mura e invitava a vivere, fuori, la vita. Oggi, che mi sono svegliato malino, è esattamente il contrario. Sì, il panorama fuori è stupendo – l’ansa del fiume, il prato tagliato dalle strisce di sole, il verde e il rosa della vegetazione. Tutto bello, come no…
Ma oggi il nero delle mura mi sembra più grande. Sembra che stia avanzando e tra un po’, ci scommetterei, coprirà quello che resta della vita, là fuori. È come in un film con Harrison Ford: il meccanismo è scattato, la porta sta calando e tra un po’ sarà chiusa. Lui, l’eroe, riuscirà come per miracolo (e anche perché il regista gli dilata il tempo, a lui) a uscirne sano e salvo, senza neanche un’ammaccatura. Una botta al cappello per togliere la polvere e via, verso una nuova avventura. Noi, poveri cristi, di sicuro resteremmo nell’antro ormai buio, a ricordare il fiume, il prato, le piante, con l’eco della grotta a raddoppiare i nostri sussurri, a decuplicare le nostra grida.
Domani mi sveglierò meglio. E la ferit(oi)a si riaprirà, di sicuro.
Caro Enri, oggi condivido il tuo stato d’animo : stiamo vivendo un momento di “merda” e il nero che incombe sembra aumentare ogni giorno. Però, sono andata subito a rileggermi il tuo post precedente per ritrovare la gioia e l’ottimismo fuori dalla tua ferit(oi)a .
le ferit(oi)e guariscono, se non s’infettano…