Che confetti, signor Crispo

Per me fino a ieri confetti voleva dire Sulmona, anzi, per essere più precisi, Pelino. I mitici confetti Pelino. Da ieri un altro nome s’affianca a questo, quello di Crispo. E sì perché ieri, al matrimonio di Massimo e Ilaria (gran bella cerimonia in una chiesa suggestiva e “apparecchiata” con gusto,

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L’abside della chiesa di S.Paolo a Poggio Mirteto

gran bel ricevimento più tardi alla Preda, nella valle sotto Poggio Catino: tutto molto azzeccato e pieno di gioia, e che altro si può volere da un matrimonio?) ieri, insomma alla fine del ricevimento, nel tavolo dove venivano serviti caffè e liquori, si sono materializzati questi confetti che non avevo avuto mai il piacere di conoscere, appunto i suddetti confetti Crispo. Tipicamente napoletani – e la sposa raccontava stamattina che in tutte le feste della sua vita questo confetti c’erano sempre – sono stati una gran bella sorpresa: morbidi e ai gusti più curiosi (crema chantilly, babà, ricotta e pera, tiramisù) il rischio era quello di fare come con le ciliegie, che una tira l’altra… e i confetti non sono ciliegie.

Una prelibatezza, degna della grande storia e del gran gusto napoletano in fatto di cucina e di cibo. Una prelibatezza da sperare d’incrociare, ma da non tenere assolutamente in casa, a meno di non essere nati con una fermezza d’animo davvero unica. E io non lo nacqui…

4 pensieri su “Che confetti, signor Crispo

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