Quando sono diventato vecchio

Avvertenza. Non leggere questo post alle ore dei pasti: l’argomento è di quelli che le sane consuetudini borghesi sconsigliano di accoppiare a cibi da ingerire.

Premessa 1. È da tempo che penso a quello che sto per scrivere. Ma fino adesso non ho trovato mai la voglia di andare fino in fondo. Ma chi te lo fa fare di parlare di certe cose, mi dicevo tra me e me, in una di quelle rare forme di comunicazione che mi riescono sempre bene. Ma lassa perde, ma lassa sta’, ma chi t’ oo fa ‘ffa
Basta. Bando alle titubanze. E che sarà mai, in fondo, parlare di escrementi?

Premessa 2. E già, perché questa è una riflessione insieme escatologica e scatologica – e guarda un po’ tu che cosa comporta una semplice sottrazione di vocale iniziale…

IMG_3810Svolgimento. Dunque, dov’eravamo rimasti? Ah sì, al momento in cui sono diventato vecchio (vedi titolo). O forse, sarebbe meglio dire, in cui mi sono accorto di essere diventato vecchio. Qualcuno penserà: te l’ha detto lo specchio, la barba sempre più grigia, il sottomento cadente, le rughe sul viso. No, la frequentazione quotidiana con lo specchio vaccina contro il decadimento, che avviene giorno per giorno.

Se devo – e voglio – dirla tutta, la rivelazione l’ho avuta un giorno che sono rientrato in bagno, per non ricordo più quale motivo (probabilmente per prendere un libro che avevo dimenticato), qualche minuto dopo aver espletato il quotidiano rito della cagata mattutina, dopo il caffè (a volte anche prima) ma ovviamente senza sigaretta.

Avete presente le famose madeleine di Proust, quelle che tutti citano senza aver mai letto? Beh, si parva licet, la mia illuminazione è consistita nell’entrare nel mio bagno (quando? un paio d’anni fa, direi: questa “riflessione” me la sono maturata ben bene…) e, magicamente, venir proiettato a cinquanta anni prima (più o meno). L’odore era lo stesso, identico, che Enrico bambino sentiva nel bagno dei nonni a Via Dandolo. Nonni che, per definizione (ma anche per età: quando sono nato mio nonno aveva 72 anni), sono vecchi, per un bambino. Enrico bambino, insomma, sentiva nel bagno di Enrico adulto che Enrico in realtà era Enrico vecchio. Se B è uguale ad A, e C è uguale ad A, allora anche C è uguale a B.

Conclusione. Da allora la sensazione si è ripresentata molte volte. E sempre con quella lampadina che s’accende. Anche se, devo ammettere, la luce non è più così forte come la prima volta. Forse anche questo è un segno della vecchiaia…

PS Spero nessuno si chieda il perché della foto della nostra fontana con il lilium reclinato (altamente simbolica…). Abbiate pazienza, lo so anch’io che  il soggetto più adeguato sarebbe stato un altro! Ma anche la scatologia ha un limite…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...