Gli album della mia vita /18. Gli amici del sig. Cairo

Prendi una voce singolare, su toni altissimi, tra i feticci della musica rock degli anni migliori e frontman di una delle band più famose del progressive, gli Yes. E un tastierista che, dopo l’esordio in un gruppo rock greco, dal nome pieno di suggestioni (Aphrodite’s child), e con un hit planetario come Rain and tears, molla la scena rock, si chiude in studio e diventa uno dei più famosi tastieristi del mondo con svariati album new age e colonne sonore.

Dopo aver collaborato più volte negli anni settanta, per circa tre anni (dal 1980 al 1983) Jon Anderson e Vangelis Papathanassiou (in arte Vangelis) hanno lavorato assieme come Jon and Vangelis.
Tre anni, tre album (più uno nel decennio successivo). Il secondo, del 1981, è The friends of Mr. Cairo. Sette tracce, tutte di un livello medio decisamente alto, tra ballads e canzoni decisamente ritmate, l’album è un piccolo grande capolavoro. Tra tutti emerge il pezzo che dà il titolo all’album.

The friends of Mr. Cairo è una traccia molto articolata, quasi una vera e propria suite. È un omaggio al cinema, specialmente quello hollywoodiano degli anni 30 e 40 in bianco e nero, una vera e propria colonna sonora senza film, quasi un film in musica. Il riferimento principale è a quel Falcone Maltese (John Huston, 1942) di cui Mr. Cairo (interpretato dal grande Peter Lorre) era una delle figure principali. Ma ci sono dei “parlati” ispirati anche da altri due film: Il ladro di Bagdad, il film di Raoul Walsh del 1924 con Douglas Fairbanks; e La vita è meravigliosa, di Frank Capra con James Stewart, del 1946. Introdotta da un effetto cinematografico (clacson, frenata, sventagliata di mitra) e da un riff misto di basso e piano che è un po’ l’anima del pezzo (lungo oltre 12 minuti), e che torna a più riprese, con una sezione più melodica verso la fine, la canzone (come suona limitativa questa parola per The friends of Mr. Cairo…) di J. & V. finirà con un altro effetto cinematografico: la voce di Peter Lorre che lentamente si distorce come se la pellicola su cui è incisa bruciasse.

Una scena del Falcone Maltese. Da sinistra, Humphrey Bogart, Peter Lorre, Mary Astor e Sidney Greenstreet

Un unicum, credo, nella storia del rock. Un pezzo che non ci si stanca mai di ascoltare. La prova che sotto l’etichetta “rock” ci può stare di tutto e che l’ingrediente essenziale è l’inventiva. Quella che di solito genera imitatori. Ma che in questo caso crea ed esaurisce un genere.

P.S. In quegli anni Vangelis lavorava anche alle colonne sonore di Chariots of fire-Momenti di gloria, premio Oscar l’anno dopo per la miglior colonna sonora, con quel tema che è stato il tormentone delle Olimpiadi di quest’anno a Londra, e di Blade Runner, che di temi fantastici ne ha più di uno. Bel periodo. Per Vangelis e per gli amanti della musica.

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