Il musicista che piaceva a Bosch

La chiamata giunse a mezzanotte. Harry Bosch sedeva in salotto al buio. Gli piaceva pensare che lo faceva perché gli permetteva di sentire meglio il sassofono, ma dentro di sé conosceva la verità. Sedeva al buio in attesa. A chiamarlo era Harry Gandle, il suo supervisore nella Speciale Omicidi. Era la prima chiamata nel nuovo lavoro.
“Harry, sei in piedi?”
“Sono in piedi.”
“Chi stai ascoltando?”
“Frank Morgan, dal vivo al Jazz Standard di New York. Quello che sente adesso al piano è George Cables.”
“Sembra roba buona. Mi spiace doverti costringere a smettere.”

Cinque-sei anni fa Michael Connelly pubblicò a puntate (14, ogni domenica) sul supplemento del New York Times una storia, The Overlook, che qualche mese dopo, con qualche revisione, uscì anche come romanzo in libreria, tredicesimo episodio della saga-Bosch. Provai a tradurre la storia uscita a puntate sul NYT e, con il titolo Il belvedere, lo pubblicai in ben due copie cartacee: una come regalo a mio fratello per il suo compleanno il 2 aprile, l’altra per me. Piemme poi tradusse il romanzo rivisto e lo pubblicò con il titolo La città buia.

L’attacco di questo post è l’attacco della storia. Mi è rivenuto in mente oggi in macchina mentre ascoltavo proprio il sax di Frank Morgan suonare Cherokee, lo splendido standard di Ray Noble, nella stessa esecuzione di cui parla Bosch al suo capo. In quartetto con George Cables, Curtis Lundy e Billy Hart il settantenne Morgan al sax alto è a grandi livelli.

Storia singolare (ma non troppo) quella di Morgan. Considerato l’erede di Charlie Parker, per la sua dipendenza dall’eroina passa molti anni (almeno una ventina) tra il 1955 e il 1985 in galera a San Quintino. E in quel carcere forma una band con Art Pepper  e altri grandi nomi del jazz, tutti dentro per lo stesso problema. Così il suo primo disco è del 1955 e il secondo del 1985. Da allora suona tanto, suona meravigliosamente per altri vent’anni. L’ultimo “bopper” eccelle sia nelle ballads che nei ritmi stringenti del vero bop (ascoltare per credere).

Io l’ho conosciuto attraverso le pagine di Connelly. Effetti collaterali della lettura. Gliene sarò comunque grato per sempre.

2 thoughts on “Il musicista che piaceva a Bosch

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...