Vent’anni, parte seconda

L’altro giorno parlavo con un amico dei concerti che avevamo visto, assieme o ciascuno per conto suo, al Palasport di Roma nei primi anni 70, gli anni dei nostri vent’anni. E ricordavamo i Genesis, gli Yes, i Van der Graaf Generator, Santana, i Ten Years After, i Jethro Tull, i Deep Purple. E ricordavamo l’abitudine che c’era allora di saltare in platea (io non l’ho mai fatto, ma forse solo perché non ero abbastanza agile e non volevo rischiare figuracce).

Rick Wakeman

Quarant’anni dopo non è che ricordi bene tutto di quei concerti. Anzi. Diciamo che più che altro ogni tanto arrivano degli sprazzi di memoria. Come ad esempio Rick Wakeman nella sua torre di tastiere con tanto di mantello da Mago Merlino. Oppure le percussioni di Santana moltiplicate per 100 dalla cupola del Palasport. Oppure ancora le dita iperveloci di Alvin Lee sulla tastiera della chitarra quando dopo il riff ipnotico e le prime strofe partiva l’assolo di Love like a man e tutti impazzivano.

Peter Gabriel

Un capitolo a parte meritano i ricordi dell’ultimo concerto dei Genesis a Roma con Peter Gabriel. Ricordo bene che comprai in grande anticipo i biglietti di tribuna d’onore, che si trovava accanto alla tribuna stampa in una posizione fantastica. E che ci andai con mia sorella Anna Maria. Arrivammo mezz’ora prima e già stavano scavalcando, cosicché, per sedermi al posto per cui avevo pagato, dovetti convincere chi l’aveva occupato che poteva occupare qualche posto più in là, visto che ce n’erano tanti ancora liberi. E ricordo bene Peter Gabriel che zompava da una parte all’altra del palco cambiando costume in continuazione, lo ricordo vestito da Fiore e poi anche da Volpe (quando fu la volta di qualche pezzo da Foxtrot). Ricordo che uscii fuori entusiasta da quella che mi parve una splendida performance.

Ma la memoria è anche imprecisa. Per me quello era il concerto del tour di The lamb lies down on Broadway, ne ero convinto. Mentre, girellando su Google, ho visto che per quel tour, alla fine, i Genesis vennero solo a Torino e che il concerto di Roma venne cancellato. E allora doveva essere il tour del disco precedente, quel Selling England by the pound di cui m’è arrivato oggi il cd rimasterizzato che sta suonando da stamattina sul Mac e che mi fa godere come una spia. Io ho sempre pensato (e credo tanti come me) che, una volta senza Gabriel, i Genesis non fossero più gli stessi. Oggi ho letto un pezzo in cui qualcuno argomentava che in realtà il gruppo cambiò pelle davvero solo quando ne uscì Steve Hackett, e il gruppo rimase senza la sua inimitabile chitarra e la sua vena compositiva. A risentire l’album e l’incredibile lavoro di Hackett, sotto e sopra la superficie musicale, mi viene da pensare che forse i sostenitori di questa seconda tesi non hanno tutti i torti. O no?

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