Gli album della mia vita #16. La metà del Re Cremisi

Quando uscì m’incantò. E anche adesso, a più di quarant’anni di distanza, è un disco più o meno perfetto. Così meravigliosamente datato e così meravigliosamente attuale.

Ian McD. e Michael G.

Sto parlando di McDonald and Giles, lo splendido album che prende il nome dai suoi autori, la metà dei primi King Crimson, quelli dell’uomo schizoide del 21° secolo, per capirci. Ian Mc Donald, polistrumentista (tastiere, sax, flauto, chitarra, basso, mellotron e altro ancora), vocalista (oltre che autore di quasi tutto l’album) e Michael Giles, batterista e percussionista (forse il migliore della sua generazione), subito stressati dal successo commerciale del Re Cremisi e in rotta di collisione con Robert Fripp per la direzione da dare al futuro del gruppo, decisero di mollare e registrarono in pochi mesi, tra la primavera e l’estate del 1970, assieme al fratello di Giles, Peter, a Steve Winwood in un pezzo, e al trombonista Michel Blakesley, questa autentica gemma del progressive britannico.

Che alterna vere e proprie suite, all’inizio e alla fine dell’album (ma con un’ispirazione meno dark, meno epica e più comunicativa – più pop insomma – di quelle dei KC), con canzoni ritmate e ballads. I due hanno forti influenze jazz, hanno studiato bene la lezione dei Beatles (la suite di Abbey Road su tutte, come dichiarano loro stessi nel booklet del cd) e lavorano molto sulla costruzione  e il crescendo nei pezzi. Ma soprattutto si sente che provano piacere a fare quella musica. Quasi quanto ne proviamo noi ad ascoltarla.

Finito l’album, ciascuno prese la sua strada. McDonald fu tra i fondatori dei Foreigner, band che negli States (e nel mondo) ha avuto un enorme successo commerciale, mentre Giles ha lavorato quasi tutta la vita come session man di lusso, collaborando a moltissimi dischi. Non essendoci un gruppo che promuovesse il disco con un tour, lo stesso non ebbe mai il successo che meritava nel 1971 quando uscì, ma è rimasto un long & constant seller per tutti questi anni. Io possiedo il vinile originale e ho anche il sacd con la rimasterizzazione fatta dai due nel 2002. Un lavoro di fino, che ha tirato fuori sonorità rimaste un po’ affogate nel primo mastering. Una delizia dall’inizio alla fine.

Da non perdere, assolutamente.

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