Niente occhiali. Anzi tre

Dodici anni fa, circa, mi sono operato agli occhi. L’idea era quella di abolire gli occhiali. Stavo infatti diventando presbite e, di conseguenza, agli occhiali da lontano (che portavo da tempo immemorabile) dovevo aggiungere un altro paio per leggere da vicino. Era una gran rottura di palle e, complice l’allora ragazza di M., che aveva appena fatto l’operazione e ne magnificava la semplicità, la rapidità e la mancanza di dolore, mi convinsi, senza pensarci troppo, al grande passo.

Scelsi lo stesso medico di chi me l’aveva consigliata, un giovane oculista che lavorava tra Ancona e Parigi (strano connubio, lo so, ma tant’è…) e, dopo un paio di visite ad Ancona, prendemmo un appuntamento per dicembre alla Fondazione Rotschild di Parigi, dove sarei stato sottoposto all’intervento. Avevamo preso una camera in un  alberghetto nel XVI Arrondissement, c’erano anche degli amici in quei giorni nella Ville Lumière, l’idea era quella di farsi una rapida revisione agli occhi e godersi un lungo week end. Non andò esattamente così. Complice una “disepitelizzazione” (l’effetto era come se mi avessero passato una grattugia sulla cornea) passai tre giorni a letto al buio o quasi, con gli occhi pieni di pomate, e feci poi ritorno a casa con tanto di occhiali alla Ray Charles: non avevo il bastone bianco ma poco ci mancava.

Poi le cose si sono normalizzate e per un po’ tutto è andato bene, anzi ottimamente: l’operazione era stata fatta in modo da avere undici decimi a un occhio (il sinistro) e sette al destro. Così il sinistro “comandava” per la visione da lontano e il destro per quella da vicino. E per molti anni non ho avuto bisogno di occhiali. Poi, però, complice l’età, la presbiopia ha ripreso ad avanzare e adesso mi serve un paio d’occhiali per leggere e un altro per lavorare al computer. E, visto che anche un pochino di miopia è tornata (poca roba, ma sufficiente a richiedere una correzione per il cinema o le mostre…) adesso, dodici anni dopo, di occhiali ne uso tre tipi.

E siccome non ho molta fantasia nelle montature, li distinguo attraverso i cordini con i quali li porto al collo. A volte, ahimé, tutti e tre. Chissà come sarebbe andata se non mi fossi operato.

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