Oggi è San Lorenzo. La notte delle stelle cadenti. La poesia di Pascoli che si studia alle medie. Per me il 10 agosto è da sempre soprattutto il compleanno della “nonna di Bologna”, la madre di mia madre, la nonna Angela. Nata nel 1898, nonna ha avuto una vita lunghissima, sfiorando i cent’anni. Una vita piena di gioie e di dolori. Dall’uccisione del marito nel 1945, al vedere morire due dei sei figli (mia madre Lisa e Ciro, l’unico maschio).

Nonna Angela e Nonno Lino (gli ultimi due a destra) intorno al 1920, con i genitori di lei, Elisa e Roberto Gulmanelli e, a sinistra, lo zio Peppino
Io ho sempre avuto dei parenti bolognesi una visione un po’ astratta e idealizzata. Noi, i Galantini, eravamo per me un po’ gretti e in fondo grigi. Loro, gli Urbinati, erano invece splendidi e pieni di colore. Il tempo mi ha poi aiutato a rimettere a posto le cose, ri-dimensionando tutti, noi e loro, anzi, noi e noi, che in fondo, come cantava il mio amico Gianni, “siamo una cosa sola”.

Dall’album di papà, nonna con figlio, figlie, generi e nuora il giorno del matrimonio della zia Lella
Ma l’operazione ri-dimensionamento non mi è mai riuscita con la nonna. Lei è sempre stata una specie di idolo per me, la bontà fatta persona (anche se una volta mi ha costretto, con la dolcezza ben s’intende, a mangiare del cervello fritto…) e tale è rimasta. È una specie di imprinting, quello della nonna Angela su di me. Con la sua voce morbida, la sua cucina inimitabile, le sue tenerezze, i suoi lunghi capelli bianchi raccolti in una crocchia sulla nuca è ancora viva nella memoria. Molto più di mia madre (che del resto è morta quasi venticinque anni prima).
La nonna passava il mese d’agosto al Lido di Spina, nella casetta minuscola della Roberta, assieme alla Peppina. Quest’ultima, che era andata a servizio da mia nonna a 12 anni, negli anni 20, settant’anni dopo, ormai nonna anche lei e ultraottantenne, era ancora lì, pronta a fare compagnia alla “mia signora” per quel mese d’estate. E il rapporto tra le due era fantastico: ci vorrebbe un Eduardo romagnolo per raccontarlo.
Il 10 agosto era per me (e per i miei fratelli, ma anche per gli zii e i cugini) l’occasione per ritrovarsi (chi poteva ed era abbastanza vicino) dalla nonna al Lido di Spina. Non tutti gli anni, certo, e non tutti assieme (che non ci saremmo neanche stati in quella casa minuscola) ma il più spesso possibile. Magari arrivando anche a sorpresa, “per vedere l’effetto che fa”. Ed era sempre un gran bell’effetto.