La tomba di Tito

Ieri, prima di tornare a casa, sono passato al Verano a cercare la tomba di Tito Chierici. Avevo le indicazioni del cugino Luca che si era imbattuto per caso nella tomba, l’aveva fotografata e mi aveva poi detto come raggiungerla.

Le indicazioni erano abbastanza precise. Lasciata la moto all’ingresso Portonaccio (l’ultimo sulla via Tiburtina), mi sono incamminato lungo il viale. Subito dopo la tomba del Pci (a sinistra) dove sono sepolti Di Vittorio, Lama, Trentin e tanti altri dirigenti e sindacalisti, c’è una specie di arco sulla destra da dove si entra in un viale alla cui destra si erge un sepolcreto su due piani, ciascuno con tre file di loculi. La strada piega leggermente a sinistra e, alla fine del sepolcreto, salendo sulla scala e tornando qualche metro indietro, in alto a sinistra c’è la tomba di Tito.

Chi ha visto l’altro mio blog sa chi è Tito. Molto in breve, è stato una sorta di padre adottivo per mio nonno. Quest’ultimo, il vero Enrico Galantini, orfano di madre a 7 anni e ripudiato in pratica dal vero padre, visse per trent’anni, fino a quando si sposò con mia nonna, con Tito e la sua famiglia. E quando Tito morì a Catino, prima lo seppellì lì, poi lo fece inumare al Verano nella tomba di cui sopra.

Una bella foto di Tito Chierici ai primi del 900

Amo il Verano, la sua pace, il suo silenzio. Ieri era molto caldo alle tre del pomeriggio, non c’era nessuno e io giravo tra quelle lapidi cercando quella che Luca aveva fotografato e leggendo, come faccio sempre, i nomi dei suoi “vicini”, le loro date di nascita e di morte, i “messaggi” dei loro cari. Uno mi ha colpito: inciso sulla lapide di un signore che di nome di battesimo faceva Guerriero ma che doveva essere un pezzo di pane se è vero che fu “un uomo che amava tutti e che da tutti fu amato”.

Poi, finalmente, ho trovato la tomba di Tito. Ho detto a modo mio una preghiera (laica) per lui. Se è vero che non moriamo del tutto finché il nostro ricordo resta vivo in qualcuno, i fiori che porterò presto, la prossima volta, saranno la prova che un po’ di Tito vive ancora.

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