Maggio è anche il giallo delle ginestre. Che crescono spontanee sulle rive del Farfa.
Che abbiamo piantato numerose qui e là nel terreno. Lungo il confine, soprattutto. Negli angoli del giardino. E vicino alla piscina. A nascondere e ombreggiare il gabbiotto dei prodotti chimici necessari per tenere pulita e sana l’acqua.
Il riflesso condizionato degli studi liceali fa sì che se uno dice “ginestra” gli altri pensino ( e dicano) “Leopardi”, o meglio ancora “pessimismo leopardiano”. Quelle “magnifiche sorti e progressive” che tanti citano senza sapere più da dove venga la citazione. Io, se penso “ginestra”, vedo la macchia gialla al bordo della piscina, il prato, l’acqua, il sole, l’ombra del nespolo e del melo cerino, Chicca che gioca con gli spruzzi. Vedo l’estate che sta arrivando.


se penso ginestra penso ad alcune strade di campagna toscane, a fiori che se li raccogli commetti perché muoiono dopo poche ore, ma pensa anche finestra minestra canestra e clitennestra