Ci vuole il suo tempo, nelle cose della vita

Ho raccolto gli ultimi tralci rimasti a terra nella vigna dopo la potatura. Così almeno una cosa è finita. Poi sono andato alla fontana. Lo faccio quasi ogni giorno da quando piove. Dopo la lunga siccità, la sorgente che l’alimenta da sempre (i lavori di captazione delle acque sul crinale del colle furono fatti almeno cent’anni fa, mi ha raccontato il nipote del vecchio proprietario) si è ridotta a un pisciolino d’acqua, assolutamente inadeguato a riempire con lo sfioro della fontana il bombolone da mille litri da cui parte l’innaffiamento a goccia dell’orto.

Notare il bel rubinetto , dono di Isa e Puccio

Ma al di là dell’aspetto pratico, fa un po’ pena quel gocciolio che schizza sul masso pieno di muschio e poi si perde.  A volte sembra che anche i pesci (che durante l’inverno, fedeli al precetto, si sono moltiplicati raggiungendo l’incredibile cifra di ventuno, senza contare il carpone solitario) ne soffrano.  E così salgo spesso quei pochi gradini e vado a vedere la vasca.Il papiro sta rinascendo dopo la drastica potatura invernale e anche le ninfee stanno facendo il proprio dovere con molte foglie a tappezzare la superficie della vasca. Ma il pisciolino tale è restato. Oddio, a guardarlo con gli occhi dell’ottimismo un pochino s’è irrobustito, ma siamo ancora lontani dai 2-3 mila litri al giorno di qualche mese fa. E pensare che allora mi chiedevo come avrei fatto a smaltire tutta quell’acqua…

La vasca con il papiro e le ninfee. E i pesci, che però sono timidi e si nascondono all'obiettivo

Ogni giorno, insomma, e magari più volte al giorno salgo alla fontana per vedere se qualcosa è cambiato, se finalmente l’acqua ha ricominciato a scorrere come dio comanda. Il fatto è che, nonostante il mio agnosticismo in fatto di religione, io credo nei miracoli, un po’ come Troisi con il secchio. Nonostante mi avvicini ai sessant’anni, e nonostante viva in campagna da quasi otto, ancora non ho fatto mia nel profondo la cultura del tempo che ci vuole perché le cose arrivino là dove devono arrivare (e non è detto nemmeno che arrivino). Eppure ce l’ho sotto gli occhi ogni giorno. Basterebbe guardare. Anzi, basterebbe vedere.

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