Elogio della cartolina

Oggi ho trovato in soffitta una scatola cui pensavo da tempo, in cui avevo raccolto brandelli del mio passato: lettere, fotografie, negativi, biglietti d’auguri; ma, soprattutto, cartoline.

Chi manda più cartoline oggi? Ormai ci sono gli sms, gli mms, le mail con allegati. C’è facebook, c’è instagram. Ognuno si fa la sua cartolina, quando e come vuole. È più pratico e semplice. E più significativo, anche: l’immagine non è quella che scegli ma è proprio quella che scatti tu, e così mandi esattamente l’immagine che vuoi. Evitando ripetizioni: mio padre, da Ziano, ogni anno (o quasi) mandava la stessa cartolina…

Epperò… un’immagine come quella che mio cugino Enrico mi mandò dall’Inghilterra nel 1987, quando il principe Andrew godeva ancora dell’effetto Falkland, sarebbe difficile mandarla altrimenti che con una cartolina.

Eppoi, vuoi mettere un pezzo di carta, che magari metti da una parte in una scatola e che venti-trent’anni dopo è capace di darti emozioni, con un file che nella migliore delle ipotesi perderai al primo cambio di cellulare?

Non c’è niente da fare. Ho appena dato della “vecchia suocera” a un amico su Facebook, ma se mi guardo allo specchio della mia mente (ché quello del bagno è meglio evitarlo…) quello che vedo è un vecchio signore che cerca di restare giovane, di testa almeno, ma in realtà ha sempre saputo di essere già vecchio anche quando anagraficamente era giovane…

Tornando alle cartoline, ci sono quelle che fai fatica a riconoscere la firma (ma quando poi ci riesci, che soddisfazione…), quelle che non ti ricordi proprio le persone che te l’hanno mandata (e se questo succede quando le parole sull’altro lato sono affettuose, beh c’è da preoccuparsi) e quelle che ti ricordano all’improvviso pezzi di vita, come quella qui accanto. Me la mandò nella primavera del 1979 un’amica fiamminga, Jeannine, che avevo conosciuto l’estate prima in una vacanza di studio (?) a Barcellona. Stavamo nella stessa classe (quelli bravi…) e ci vedevamo anche fuori. Solo dopo ho realizzato che probabilmente le piacevo ma, in quei giorni, i miei occhi guardavano altrove. Però, come scrive lei nella cartolina – promettendomi che non l’avremmo rifatto se ci fossimo rivisti quell’estate a Barcellona –, insieme salimmo sulle torri della Sagrada Familia. Trovare la cartolina, leggere il testo e rivedermi con le gambe tremanti cercare di attraversare uno dei ponti che univano (e uniscono) le torri è stato un tutt’uno…

Certo, anche con le cartoline succedevano degli inconvenienti. Stasera vado a cena da Fabio e Raffaella. Nella scatola ho trovato una cartolina che avevo scritto loro da Gerusalemme il 1° gennaio 1990 e chi mi ero dimenticato di spedire. Gliela porterò a mano, anche se con ventidue anni di ritardo…

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