Lo Zen e la manutenzione delle scarpe

A me piacciono le scarpe, quelle classiche. E ne ho di belle e impegnative (forse non come quelle di Massimo D’Alema, anche se le mie “norvegesi” di Silvano Lattanzi, che hanno più di vent’anni e sono ancora perfette, non sfigurerebbero certo davanti quelle del lider maximo). Comunque sia, anche se ormai molto spesso qui in campagna uso scarpacce da fatica (la polvere, i cani, i possibili incidenti di percorso…), io le mie scarpe le tratto bene e, un paio di volte l’anno le porto (tutte, un paio per volta) a farsi coccolare da “Cannolicchio”, un vero e proprio atelier dove le scarpe vengono riportate a nuova vita.

È un momento di relax totale quella mezz’ora in cui ti lucidano le scarpe. Entri, scendi le scale da Corso Trieste, magari hai dei “cadaverini” ai piedi che un po’ ti vergogni, i due fantastici shoeshiners ti salutano con il solito “dottore…” (e anche se non lo sono e di solito a chi  mi appella così replico: “non sono un dottore, sono solo un signore”; lì ormai è accertato: per loro sono, come tutti, un dottore e va bene così…), ti siedi sulla poltrona e comincia la “seduta”.

Un momento del “rito”

Mentre sullo sfondo suona la radio (credo sia Radio Italia, sempre quella da quando vado da loro) si chiacchiera del più e del meno, con i due artigiani e con gli altri clienti, mai di cose “serie” comunque, e loro intanto cominciano la manutenzione della calzatura. È un lavoro lento ma inesorabile: prima la pulizia, con sapone e se serve con qualche cosa di più forte, poi il lucido, sparso con meticolosità e più volte a seconda di quanto la scarpa è secca; poi l’indicazione: “dottore, l’altra scarpa” e di nuovo la stessa operazione. Poi di nuovo: “dottore, l’altra scarpa” e inizia la seconda fase, la lucidatura vera e propria, per arrivare poi alla fase finale in cui piano piano la scarpa arriva a essere quasi uno specchio.

E così passa almeno mezz’ora in un rito cui ormai non so rinunciare, con l’artigiano che ogni tanto s’interrompe per accogliere chi porta le scarpe a pulire ma non si ferma (e le riavrà dopo un paio di settimane…), oppure chi, sbagliando, porta scarpe da riparare o da risuolare e a cui viene indicata come possibile opzione, sempre con tanta cortesia, quella di un altro artigiano, lui sì calzolaio, che lavora lì vicino.

Ogni tanto provo a pulirmi da solo le scarpe a casa. Ma dopo che uno è stato da Cannolicchio non si può essere soddisfatti del risultato che si ottiene facendo da soli. A meno che per mezz’ora (anzi, non essendo il proprio lavoro, ci vuole di sicuro più tempo…) non ci si applichi a fondo nell’opra. Io non ci sono mai riuscito. Sì, va bene, 13 euro a paio per una decina di paia di scarpe, alla fine è una spesa. Io preferisco pensare che è un investimento. Se uno pensa a quanto costano oggi le buone calzature…

22 thoughts on “Lo Zen e la manutenzione delle scarpe

  1. Papà ci faceva trovare, la mattina, le scarpe splendidamente lucidate. Un atto di amore, oggi lo considero, che rientrava nel suo ferreo principio della manutenzione delle cose.

  2. Vado ormai da loro da oltre 20 anni e anche se adesso vivo all’estero ogni volta che torno a Roma, circa 4 giorni al mese non passa volta che io non passi a godermi questo rito !
    Da prima a via Basento, poi a Via Garigliano ed adesso a Corso Trieste, il lavoro e’ sempre perfetto e principalmente impossibile da copiare !

  3. Il mio nonno era calzolaio. Negli anni della pensione, serviva alcune famiglie del paese, lavorando in un minuscolo laboratorio nel cortile in cui abitava con la nonna. Da piccina facevo “la sua assistente”, sedevo davanti ad un piccolo mobile di legno nel quale ricoverava le scarpe pronte per essere riprese dal proprietario. Se mi concentro ritrovo l’odore della colla, e quel piccolo mobile si trova ora nel bagno di casa mia, lucidato ma non troppo. E dentro vi sono ancora le mie scritte a penna, ovvero pasticci di quando, fiera, facevo la sua segretaria..
    Ricordo l’ esclamazione più frequente delle persone quando riprendevano le scarpe: signor Natale, lei dona nuova vita anche solo lucidandole!
    E andavano a casa contenti. Ora il nonno lavorerebbe poco con le scarpe made in Cina, ma ai tempi le calzature erano le nostre…
    E poi il nonno abitava a Parabiago. Molti maestri sono nati da quelle parti. Era un’arte. Farle e mantenerle.

    Nel libro Montedidio di Erri de Luca ho trovato un po’ di nonno Natale e un po’ anche qui.

    • Questo post è il più visto in assoluto del mio blog. Cannolicchio è un’istituzione. Per me (come credo di aver scritto) è anche una specie di centro benessere (delle scarpe ma anche mio personale).
      E quando un post stimola ricordi come questi, allora anche il mio piccolo blog diventa una specie di centro benessere…

      • Sono sempre lontano a Monte Carlo dove ovviamente nessuno é all’altezza di Cannolicchio proprio perché quel buon profumo qui non si sente ma si vedono solo scarpe cinesi molto lucide che se magari le guardi da vicino di cuoio, legno e lavoro ne trovi poco ma il prezzo é tutto il contrario !!
        a breve passero’ da Roma e finalmente portero’ le mie due compagne di passeggiate nella loro SPA!

      • Ciao, dovrei portare a tingere le mie scarpe da sposa e mi hanno consigliato cannolicchio! Sai per caso darmi l’indirizzo preciso?

      • Come ho già scritto, stanno su Corso Trieste, il numero non lo so, ma scendendo è un po’ prima di Piazza Istria sulla destra, più precisamente all’angolo di viale Gradisca. Lo vedi: è un seminterrato…

  4. Per la simpatica e futura sposa posso dare essendo seduto in questa importantissima sedia anche il numero civico 140a
    Auguri !
    I due Professori attendono le scarpe della sposa !

  5. Sig. ENRICO, MI SCUSO PER L’INCONVENIENTE MA SABATO LE HO PORTATO UN PAIO DI STIVALI E NON RICORDO DOVE HO MESSO IL SUO BIGLITTINO DA VISITA. POTREBBE RIDARMI IL SUO RECAPITO. CORDIALMENTE, ILARIA SANTARELLI. BY BORRELLI

  6. Sono semplicemente eccezionali ed unici al mondo.
    Vero benessere per la scarpa e per il tuo spirito.
    Corso Trieste Roma dopo il G.Cesare

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