La cura sbagliata

Scritto per RadioArticolo1.

Pare che il ministro Fornero, nel dire che la riforma delle pensioni è intoccabile, che si può far poco o nulla per alleviare i danni causati a migliaia e migliaia di persone restate senza lavoro e senza pensione grazie alla sua riforma, abbia anche dichiarato che quel provvedimento ha determinato la riduzione dello spread. Si tratta insomma solo di vittime collaterali, che tali devono restare, per non mettere a rischio il grande successo economico del governo dei tecnici. Chissà se è prevista almeno una targa per commemorare il sacrificio…

Elsa Fornero, Mario Monti, Antonio Catricalà

Almeno mezza Italia aveva salutato con entusiasmo la fine dell’orrendo governo Berlusconi, in cui la personalità più di spicco era quel Tremonti che oggi (ma già ieri, per la verità) scarica su altri il barile delle responsabilità di quanto ha fatto (e soprattutto non ha fatto) l’esecutivo di cui lui era il Superministro dell’Economia. E in quella compagine c’erano anche Bossi, Calderoli, Rotondi, Brambilla, Santanché e via enumerando mostri. Questo non va scordato, no. Un presidente del Consiglio “presentabile” sembrava allora quasi una chimera. Neanche questo va scordato.

Ma, ciò detto, non si può negare che il governo Monti lasci sempre più perplessi. Non tanto e non solo per le battute fuori posto (evidentemente Palazzo Chigi fa un brutto effetto a chi ne utilizza la stanza principale) o il presenzialismo sui media del “grande capo” (ma non doveva essere il governo della sobrietà, almeno nelle parole?). Né per il vizio, tutto italico, di fare la voce grossa con i deboli (pronti però a far marcia indietro se poi si ribellano e dimostrano di non essere poi così deboli, vedi taxi e farmacie) e lasciar stare da subito quelli che deboli non sono (vedi banche e altri poteri forti).

No, quello che lascia sempre più perplessi sono le scelte di fondo, ormai abbastanza evidenti. Monti aveva detto all’inizio: rigore, equità e sviluppo. Il rigore s’è visto praticamente solo sulle pensioni. Dove peraltro di equità, come s’è già detto, ce n’è stata assai pochina. L’equità in genere sembra poi un po’ fraintesa: per il presidente e i suoi ministri questo concetto, peraltro abbastanza intuitivo, sembra voler dire abbassare il livello di tutti, anche di chi non è che navighi nell’oro o nella sicurezza (altro che troppo garantiti…). Bella forza, a fare così erano capaci tutti, non era necessario aver presieduto la Bocconi. E lo sviluppo dov’è? Il governo pare convinto che basti togliere lacci e laccioli, liberalizzare, semplificare perché le cose quasi per magia si rimettano in moto da sole. L’idea del mercato come supremo regolatore e, anzi, autoregolatore. Un’idea falsa in generale e ancor più se riferita al mercato del lavoro e applicata oggi che la crisi è tutt’altro che finita e anzi minaccia, nel 2012, pezzi sempre più estesi del nostro tessuto produttivo. Dove sono le politiche industriali per rilanciare davvero lo sviluppo?

Nell’ultima videointervista a Repubblica.it Monti ha parlato anche di “buonismo” sociale con il quale i partiti italiani non hanno aiutato l’Italia. Il presidente del Consiglio aveva in mente, evidentemente, la metafora del medico pietoso che rende la ferita purulenta. Un buon taglio all’articolo 18 e via, il problema non c’è più. Il fatto è che il medico, per restare nella metafora, deve comunque conoscere il proprio mestiere, deve sapere se tagliare o magari, invece, dare le medicine giuste. Il medico pietoso farà anche le ferite purulente. Ma il medico incapace uccide i pazienti.

Lascia un commento